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La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi ha indicato due nomi e parlato di un’azione intimidatoria organizzata sfociata nella morte del manager del Monte dei Paschi di Siena. Le persone citate respingono le accuse e chiedono provvedimenti giudiziari; intanto la Commissione si appella alla Procura dopo nuovi rilievi tecnici sui filmati del luogo della tragedia.
Cosa ha detto il presidente della Commissione
Il presidente dell’organismo che indaga sul caso, Gianluca Vinci, ha riferito ai colleghi di aver raccolto elementi che, a suo avviso, collegano l’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, al ruolo di mandante di un’azione intimidatoria. Secondo Vinci, l’episodio non sarebbe stato pianificato per causare la morte di Rossi, ma l’intimidazione avrebbe poi preso una piega fatale.
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Nel racconto della Commissione figura anche Gabriele Ceccherelli, indicato come il presunto organizzatore materiale dell’azione: restato fuori dalla sede di Palazzo Salimbeni, avrebbe delegato altre persone a intervenire. I nomi dei soggetti che avrebbero agito materialmente non sono ancora stati identificati e, al momento, le due persone chiamate in causa non risultano indagate.
Le immagini analizzate dai carabinieri del Ris
Al centro della nuova ricostruzione ci sono gli accertamenti tecnici effettuati dai carabinieri del Ris sui filmati che riprendono il vicolo Monte Pio, dove Rossi precipitò il 6 marzo 2013.

Gli esperti hanno mostrato immagini in cui si vede, dalle 20:04 alle 20:20, l’ombra di almeno una persona all’imbocco del vicolo, quindi circa venti minuti dopo la caduta. Vinci ha sottolineato che la discesa dall’ufficio al terzo piano fino al punto della caduta richiederebbe circa quattro minuti: una tempistica che, nella sua interpretazione, renderebbe plausibile l’arrivo di qualcuno poco dopo l’evento e la sua permanenza sul posto fino alla cessazione delle funzioni vitali di Rossi.
Le registrazioni avrebbero mostrato anche sagome compatibili con la presenza di più individui, pur lasciando aperta la questione dell’identificazione delle persone riprese. Sempre secondo Vinci, alcuni elementi raccolti indirizzerebbero le indagini verso una struttura organizzata, con un richiamo alla presenza della ’Ndrangheta nella bassa Lombardia; la Commissione ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura, riferendo parte del materiale acquisito anche da due detenuti.
Repliche e iniziative legali
Le accuse hanno suscitato la reazione immediata dei due chiamati in causa. Mussari ha bollato le ipotesi come una «follia» e una «calunnia», annunciando contromisure giudiziarie contro chi ha formulato le accuse e contro chi dovesse ripeterle. Ha anche precisato di non essere mai stato convocato né ascoltato dalla Commissione e di non aver avuto contatti con le Procure che seguono il caso.

Ceccherelli, assistito dall’avvocato Federico Bagattini, ha negato ogni coinvolgimento. «Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda; l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe», ha detto, e il suo legale ha affermato di essere a disposizione della Commissione sottolineando che il proprio assistito «ricusa ogni responsabilità».
La richiesta della famiglia e le prossime mosse
I familiari di Rossi — la madre Vittoria Ricci e il fratello Ranieri, assistiti dall’avvocato Paolo Pirani — hanno chiesto che la magistratura valuti con urgenza l’apertura di un fascicolo per omicidio, alla luce degli elementi emersi. In una nota i congiunti hanno detto di aver appreso «con profondo sconcerto» i nominativi indicati e hanno espresso gratitudine verso la Commissione per il lavoro svolto.
I familiari chiedono ora un «vaglio giudiziario completo e sollecito», ribadendo che il loro interesse è la ricerca della verità e ricordando il rispetto delle garanzie e del principio di non colpevolezza sancito dalla Costituzione.











