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Nel terzo anniversario del 7 ottobre 2023 il presidente della Repubblica ha richiamato gli atti che scattarono la spirale di violenza in Medio Oriente, condannandoli senza attenuanti e sottolineando al contempo la grave sofferenza dei civili palestinesi. Le dichiarazioni delle istituzioni italiane rilanciano l’urgenza di fermare l’escalation e di lavorare per una soluzione politica.
Il messaggio del presidente Mattarella
Sergio Mattarella ha ricordato gli attacchi del 7 ottobre 2023 definendoli «atti ripugnanti» compiuti con estrema crudeltà e ha ribadito che il terrorismo non trova giustificazioni. Il capo dello Stato ha messo in guardia anche contro ogni forma di antisemitismo e di odio etnico.
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Parallelamente, Mattarella ha richiamato la comunità internazionale sull’impatto delle operazioni militari a Gaza, che a suo giudizio hanno prodotto una «devastazione umana e materiale» di grande intensità e hanno aggravato le difficoltà di ampie porzioni della popolazione palestinese. Ha inoltre definito inaccettabile il progressivo deterioramento della situazione territoriale attribuita all’Autorità nazionale palestinese.
Le reazioni della politica
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato il dovere di onorare la memoria delle vittime e degli ostaggi e ha ribadito l’impegno dell’Italia per la pace, indicando la prospettiva di una soluzione a due Stati come via per garantire sicurezza a Israele e diritti e dignità al popolo palestinese.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha condannato con fermezza l’attacco di Hamas, ricordando che il gruppo non rappresenta l’intera popolazione di Gaza. Crosetto ha chiesto al contempo la condanna di ogni violenza contro civili e ha invocato il rispetto del diritto internazionale umanitario e la necessità di proteggere la popolazione civile.
Anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime, mentre l’ex premier Giuseppe Conte ha ribadito la condanna del terrorismo ma ha attaccato anche la risposta militare, scrivendo che non può trasformarsi in «un genocidio», e citando i numeri delle vittime palestinesi — oltre 70.000 persone e più di 20.000 bambini, secondo il suo post — come motivo di forte preoccupazione.
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha definito il 7 ottobre come l’attacco terroristico più sanguinoso nella storia di Israele e ha chiesto che il riconoscimento del dolore non giustifichi ulteriori violenze. Schlein ha richiamato l’attenzione sulla situazione a Gaza, sulla carenza di aiuti umanitari e sulle violazioni in Cisgiordania provocate dall’espansione degli insediamenti e dalla violenza dei coloni.
Commemorazioni e appelli dalla società civile
Alla vigilia dell’anniversario diverse comunità hanno promosso momenti di memoria e richiamato le istituzioni a dare risposte chiare contro ogni forma di discriminazione. La sinagoga di Roma ha lanciato un appello contro l’antisemitismo, denunciando un clima di isolamento e stigmatizzazione per la comunità.
Più in generale, i messaggi pubblici di questi giorni mostrano tensioni e contrapposizioni: da una parte la condanna unanime del terrorismo; dall’altra la richiesta di tutelare i civili, garantire il rispetto del diritto internazionale e riaprire percorsi diplomatici per una convivenza stabile tra i due popoli.
Molti esponenti politici hanno indicato la prospettiva di Due Popoli, Due Stati come l’obiettivo praticabile per interrompere il ciclo di violenza, con l’invito alla comunità internazionale a lavorare con maggior determinazione per la pace.











