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Il Quirinale ha reso noto che il Presidente della Repubblica ha firmato tre decreti di grazia, dopo il parere favorevole del Ministero della Giustizia. Le misure riguardano persone già condannate a pene detentive e, in un caso, le condizioni di salute hanno pesato nella decisione.
I tre decreti firmati dal Capo dello Stato
Secondo il comunicato del Quirinale, il primo provvedimento di clemenza è stato concesso a A. A., nato nel 1972, condannato a complessivi sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri reati. La grazia riguarda la pena residua da espiare — pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni — ed è stata motivata anche dalle gravissime e irreversibili condizioni di salute del detenuto e dal precedente differimento dell’esecuzione della pena.
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Gli altri due decreti hanno riguardato Guido Gianni, nato nel 1960, e G. B., nato nel 1981. Gianni è stato condannato a dodici anni e quattro mesi per duplice omicidio e tentato omicidio, fatti risalenti al 2008 nell’ambito di un tentativo di rapina nella sua gioielleria. G. B. è stato condannato a dieci anni per delitti in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009.
La riduzione per Guido Gianni e le conseguenze legali
Al Capo dello Stato è stata concessa una grazia parziale che ha estinto tre anni e due mesi di pena. Il provvedimento tiene conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del periodo già scontato dall’imputato, pari a cinque anni e tre mesi.

Per effetto della clemenza, il residuo di pena di Gianni è inferiore a quattro anni. Questo limite è significativo perché rende possibile al competente Tribunale di sorveglianza valutare l’eventuale applicazione dell’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale previsto dall’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario.
La vicenda del 2008
Nel racconto processuale, tre uomini fecero irruzione nella gioielleria dove lavoravano il titolare e sua moglie. I rapinatori puntarono armi — poi risultate a salve — e ne nacque una colluttazione. Il gioielliere, dopo aver messo in fuga gli aggressori, esplose alcuni colpi che causarono la morte di due dei presunti banditi, entrambi ventunenni, e il ferimento del terzo, di trent’anni.

All’inizio delle indagini Gianni venne iscritto nel registro degli indagati per omicidio per legittima difesa, reato per il quale non è previsto l’arresto. Tuttavia, le perizie svolte nel corso del procedimento avrebbero ricostruito che i colpi mortali furono esplosi mentre i rapinatori erano in fuga. Nel processo il pubblico ministero aveva chiesto una pena di diciassette anni; la condanna definitiva è stata poi di dodici anni e quattro mesi.
Gianni, ascoltato dagli investigatori, aveva dichiarato: «Ho sparato per difendere la vita di mia moglie e la mia, ho difeso la mia famiglia, non volevo uccidere». La moglie, Maria Angela Distefano, ha promosso una petizione su Change.org per chiedere la grazia, sostenendo che il marito aveva protetto la loro vita e l’attività commerciale.
Motivazioni della decisione e scenari
Nel motivare la concessione della grazia a Gianni, il magistrato di sorveglianza ha rilevato il mutamento della condotta del condannato e il percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare intrapreso. È stato anche valutato lo stato di salute di una figlia minore.
Per A. A., la decisione del Presidente è stata influenzata dall’esito favorevole dell’istruttoria e dalle condizioni mediche molto gravi che avevano già determinato il differimento dell’esecuzione della pena.
Il terzo beneficiario, G. B., figura nell’elenco dei decreti; il comunicato quirinalizio riporta la sua identità e la condanna a dieci anni per reati legati alla droga, ma non fornisce nel dettaglio l’entità di un’eventuale riduzione della pena.
In sintesi, i tre decreti riducono quote di pena residue e, in almeno un caso, aprono la porta alla valutazione di misure alternative alla detenzione.











