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È morta Barbara Spinelli, voce di riferimento del giornalismo politico italiano e attiva anche nella vita pubblica. Aveva 80 anni e lascia una lunga traccia nel racconto delle trasformazioni europee e internazionali.
Una carriera tra carta stampata e corrispondenze
La sua avventura professionale è nata nel mondo della stampa. Tra i fondatori, nel 1976, di la Repubblica, Spinelli ha contribuito a costruire una testata che avrebbe segnato il giornalismo italiano.
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Ha lavorato come corrispondente da Parigi e Bruxelles e ha firmato pagine per quotidiani come Il Corriere della Sera e La Stampa. Negli ultimi anni è stata una presenza regolare su Il Fatto Quotidiano, dove ha continuato a seguire i principali dossier di politica estera e europea.
Dalla cronaca alla politica istituzionale
Nel 2014 Spinelli è entrata nelle istituzioni: è stata eletta al Parlamento europeo con la lista de L’Altra Europa con Tsipras, movimento da cui era stata tra le promotrici. In sede parlamentare si è occupata in particolare delle dinamiche delle istituzioni comunitarie, dei diritti e delle relazioni internazionali.
Radici e impegno federalista
La storia personale di Barbara Spinelli era profondamente connessa a un patrimonio politico e culturale chiaro: era figlia di Altiero Spinelli e di Ursula Hirschmann. Il padre fu tra gli autori del Manifesto di Ventotene e figura centrale nel progetto federalista europeo; la madre fu una nota antifascista e sostenitrice del federalismo.

Quell’eredità ha segnato la sua visione, diventando un filo conduttore del suo lavoro giornalistico e politico.
Un punto di riferimento per l’analisi europea
Per decenni Spinelli ha raccontato e interpretato i grandi mutamenti della politica europea e mondiale. La sua voce, attenta alle istituzioni e ai diritti, era riconosciuta per la capacità di coniugare rigore analitico e profondità storica.
Con la sua scomparsa il panorama del giornalismo politico italiano perde una firma storica, capace di orientare il dibattito pubblico sulle sfide europee.











