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Il governo apre a due mosse opposte sulle pensioni: la Lega propone la possibilità di andare in pensione a 64 anni per tutti, con il calcolo solo contributivo, e al tempo stesso vuole permettere agli autotrasportatori di restare al volante fino a 70 anni su base volontaria, con visite mediche più frequenti. Le misure puntano a introdurre flessibilità, ma sollevano dubbi su costi, assegni più bassi e sicurezza stradale.
Due scelte dalla doppia interpretazione
Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e leader della Lega, ha illustrato le due proposte durante l’assemblea di Federtrasporto di Confindustria. Da un lato l’ipotesi di estendere a tutti la facoltà di uscire dal lavoro a 64 anni; dall’altro la possibilità, per chi guida mezzi merci o passeggeri, di continuare a lavorare fino a 70 anni, previo controllo dello stato di salute.
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Il piano punta a rispondere alla carenza di autotrasportatori sul mercato del lavoro e alla richiesta politica di offrire alternative alla legge Fornero. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, presente all’evento, non ha rilasciato commenti pubblici sulla proposta.
Che cosa cambierebbe per le pensioni a 64 anni
La proposta della Lega prevede che chi opta per l’uscita anticipata a 64 anni venga calcolato interamente con il sistema contributivo. In pratica, chi accetta questa strada rinuncerebbe alla componente retributiva che aumenta l’importo della pensione per i lavoratori con anzianità antecedente al 1996.

Secondo elaborazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil, il passaggio al solo sistema contributivo potrebbe determinare riduzioni permanenti delle pensioni superiori al 10%, con perdite consistenti — dell’ordine di centinaia di euro al mese — per tutta la durata dell’assegno.
Inoltre, per accedere a questa opzione l’assegno dovrebbe essere almeno tre volte il minimo: la soglia indicata è di 1.638,72 euro nel 2026, cifra che la Cgil stima potrebbe salire oltre i 1.800 euro entro il 2030. Per incrementare il montante contributivo la proposta contempla l’uso del Tfr, soluzione che i sindacati denunciano come un trasferimento del costo sui lavoratori.
Limiti normativi e vincoli di bilancio
Attualmente la legge Fornero consente già una forma di pensionamento a 64 anni con almeno 25 anni di contributi, ma solo per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, quando è entrato in vigore il sistema di calcolo contributivo. La novità della Lega sarebbe quindi l’estensione ai lavoratori assunti prima del 1996.
Restano però incognite pratiche e finanziarie: la misura è stata discussa più volte, anche dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ma il suo inserimento nella prossima legge di bilancio dipenderà dai vincoli di spesa e dalle scelte del governo.
Autotrasportatori: volontarietà, salute e sicurezza
Il secondo annuncio riguarda il settore dell’autotrasporto, dove la mancanza di personale è ormai strutturale. Salvini ha proposto di portare fino a 70 anni, su base volontaria, l’età pensionabile per camionisti e autisti di pullman. La condizione è il via libera medico: i controlli sarebbero ridotti da cinque a due anni.

I rappresentanti del settore hanno accolto l’ipotesi con sorpresa, ma riconoscono qualche vantaggio se resta la volontarietà. Il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa, ha ricordato che la valutazione della salute psicofisica è fondamentale: chi guida ha responsabilità verso se stesso e gli altri.
Paolo Uggè, presidente di Unatras, ha posto l’accento sui rischi legati al trasporto di merci pericolose e ha suggerito controlli più ravvicinati, anche annuali. Per snellire la burocrazia, alcune associazioni propongono che i medici di base possano rilasciare le certificazioni di idoneità, evitando iter con le Commissioni provinciali.
Le richieste dei sindacati
Il mondo sindacale solleva riserve e chiede chiarimenti. Santo Biondo, segretario confederale della Uil con delega alle politiche previdenziali, ha chiesto al ministro una spiegazione chiara sui criteri di accesso, sull’impatto sugli assegni e sulla copertura finanziaria dell’operazione.
La Uil si dice favorevole, in linea di principio, a forme di flessibilità, ma avverte contro interventi improvvisati e richiama la necessità di un confronto serio che includa le implicazioni demografiche e la sostenibilità del sistema previdenziale.
In sintesi, le proposte messe sul tavolo combinano opportunità di scelta e potenziali svantaggi economici e di sicurezza. La loro traduzione in norma dipenderà dalle valutazioni tecniche, dai conti pubblici e dal dialogo con sindacati e imprese.











