Lega: Tfr per pensione a 64 anni taglia l’assegno oltre il 10%. Cgil: folle; Pd e M5s: tradimento

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La proposta della Lega di usare il Tfr per permettere il pensionamento a 64 anni rischia di trasferire gran parte del conto sulle spalle dei lavoratori. Secondo una simulazione dell’Osservatorio previdenza della Cgil, il ricalcolo interamente contributivo potrebbe ridurre le pensioni fino al 10,6% e generare perdite cumulate significative.

La misura e le reazioni sindacali e politiche

La misura, sostenuta dal parlamentare Claudio Durigon e con il benestare di Matteo Salvini, prevede che chi oggi è nel sistema misto possa anticipare la pensione a 64 anni attingendo al proprio Tfr. La Cgil boccia l’idea come un modo per offrire «flessibilità» scaricando i costi sui lavoratori.

Cartelle e mani di sindacalisti durante una riunione politica
Sindacati e partiti in contrasto sulla proposta della Lega.

Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha ricordato che il Tfr è «salario differito» e non una risorsa pubblica da utilizzare per finanziare riforme. La critica arriva anche da Pd e M5S: il capogruppo dem in commissione Lavoro, Arturo Scotto, parla di «tradimento» ai danni dei pensionati; la senatrice M5S e vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone, accusa la maggioranza di dire ai lavoratori che «se volete andare in pensione prima, pagate di tasca vostra».

Le soglie richieste per l’accesso alla pensione

Uno dei nodi è il requisito economico che bisogna raggiungere per andare in pensione nel sistema contributivo. Nel 2022 la misura minima era fissata a 2,8 volte l’assegno sociale, pari a 1.310,68 euro mensili. Per il 2026 il governo ha innalzato la soglia a tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro mensili.

La Cgil segnala che, in base alla propria simulazione, dal 2030 la soglia salirebbe a 3,2 volte l’assegno sociale, stimata in 1.818,94 euro al mese. Per raggiungere tale livello servirebbe, sempre secondo l’Osservatorio, un montante contributivo aggiuntivo di 83.851 euro, corrispondente a quasi 254.000 euro di retribuzione aggiuntiva.

La simulazione proietta inoltre che, in una fase successiva, la soglia aumenterebbe di altri 508 euro mensili e il montante necessario salirebbe a 129.863 euro, pari a quasi 394.000 euro di retribuzione aggiuntiva.

Per molti lavoratori il Tfr non basta

Per valutare l’effettiva praticabilità della proposta, l’Osservatorio Cgil ha preso come riferimento la retribuzione media annua 2024 comunicata dall’Inps per i dipendenti del settore privato (esclusi agricoltura e lavoro domestico): 24.486 euro lordi (27.967 per gli uomini e 19.833 per le donne).

Busta paga e calcoli sul Tfr e montante contributivo
Esempi di simulazioni sull’effetto del Tfr sulle pensioni.

Con stipendi a quei livelli l’utilizzo del Tfr non risolve il problema. La Cgil fa un esempio: con una retribuzione annua di 30.000 euro e 30 anni di contribuzione, la pensione simulata a 64 anni sarebbe di circa 1.110 euro al mese, ben lontana dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche sommando il Tfr stimato, il montante complessivo resterebbe insufficiente.

La perdita sull’assegno e l’effetto cumulato

Un altro effetto rilevante è la riduzione dell’importo mensile se si rinuncia al calcolo misto per passare a quello interamente contributivo. La misura riguarda chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995 e dunque oggi beneficia ancora della quota retributiva per i periodi precedenti al 1996.

Secondo la simulazione della Cgil, con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35.000 euro la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Se si adottasse il ricalcolo interamente contributivo, lo stesso assegno scenderebbe a circa 1.543 euro: una perdita di oltre 182 euro al mese, pari al 10,6%.

La riduzione cresce con la retribuzione: con uno stipendio annuo di 50.000 euro il taglio stimato è di circa 261 euro mensili; con 70.000 euro supera i 365 euro. Considerando la speranza di vita residua media a 64 anni, la Cgil valuta una perdita cumulata di circa 52.500 euro per chi ha un reddito annuo di 35.000 euro, circa 75.000 euro per chi percepisce 50.000 euro e oltre 105.000 euro per chi guadagna 70.000 euro. Per le donne, la perdita complessiva potrebbe risultare maggiore, dato il differente orizzonte di vita.

Per la Cgil, dunque, la proposta di utilizzare il Tfr per anticipare l’uscita non solo non risolve le difficoltà poste dall’aumento delle soglie, ma rischia di trasformarsi in un trasferimento netto di risorse dal lavoro alla riforma pensionistica.

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