Vaticano e Cei chiedono una legge nazionale per evitare il Far West sul fine vita

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La Santa Sede e la Conferenza episcopale italiana sollecitano una legge nazionale sul fine vita dopo che diverse regioni hanno approvato regole locali per l’accesso al suicidio assistito. L’obiettivo dichiarato è evitare un mosaico di norme regionali che, secondo i vescovi, potrebbe esporre i più fragili a rischi e pressioni.

Il modello che ha fatto discutere

La linea apprezzata dagli esperti ascoltati dalla Cei prende come riferimento il sistema elaborato in Veneto. Le Regioni che hanno già introdotto regolamenti — tra cui Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna — e l’avvio di un percorso simile nel Lazio hanno rilanciato il dibattito nazionale.

Tavolo con medici e professionisti durante una riunione multidisciplinare
Le commissioni multidisciplinari proposte per valutare i casi.

Secondo la ricostruzione proposta dagli osservatori ecclesiastici, il modello regionale che ha ricevuto maggiore consenso prevede requisiti molto stringenti per l’accesso alla procedura, con la conferma esplicita che l’eutanasia rimane vietata e che il farmaco deve essere autosomministrato dal paziente.

  • Patologia irreversibile;
  • Sofferenza fisica o psicologica intollerabile;
  • Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;
  • Piena capacità di decidere in modo libero e consapevole.

La posizione della Chiesa

L’episcopato e la Santa Sede hanno consultato scienziati e bioeticisti e, pur esprimendo riserve su soluzioni definitive, riconoscono il valore della cornice di garanzie che il modello regionale propone. Tra le misure indicate ci sono il rafforzamento delle cure palliative, il supporto psicologico e l’istituzione di commissioni multidisciplinari nelle Asl composte da medici, psichiatri e bioeticisti.

Renzo Pegoraro, arcivescovo e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha sottolineato che «quando una persona è ben assistita, accompagnata e non prova dolore, la richiesta di suicidio sfuma». Pegoraro ha inoltre richiamato la necessità di una regolamentazione uniforme per evitare che le Regioni procedano in modo disomogeneo e che il quadro politico nazionale non affronti la questione.

Il richiamo a una legge statale

Per il vicepresidente della Cei, vescovo Francesco Savino, «la legge sul fine vita non è più rimandabile». Savino ha indicato la necessità di norme chiare e uguali su tutto il territorio per colmare «un pericoloso vuoto legislativo» che, a suo avviso, genera disuguaglianze e contenziosi tra territori.

Secondo la Cei, una legge statale dovrebbe definire confini, competenze, tempi e garanzie procedurali, mettendo al centro il diritto alla cura e limitando il ricorso ad atti amministrativi sostitutivi del legislatore.

Dibattito politico e divisioni

Il tema divide la maggioranza di governo. Nel centrodestra si registrano fratture: nella Lega Matteo Salvini si oppone alle norme mentre Luca Zaia le sostiene; in Forza Italia si contrappongono posizioni come quella di Antonio Tajani e di Marina Berlusconi. Fratelli d’Italia preferisce non affrontare la questione in chiusura di legislatura.

Aula consiliare con politici in dibattito sulle politiche regionali
Divisioni politiche tra le forze sulla legge nazionale.

Il costituzionalista Stefano Ceccanti osserva che parte del centrodestra ha sopravvalutato la possibilità che un diverso assetto della Corte costituzionale cambiasse orientamento. Di fronte all’evoluzione normativa regionale, sostiene Ceccanti, chi mantiene una linea massimalista rischia di trovarsi in ritardo rispetto ai fatti: «i buoi sono già scappati» è la sua sintesi sul fenomeno.

Perché la questione interessa i cittadini

La moltiplicazione di norme regionali apre problemi pratici e etici. I vescovi mettono in guardia sulla fragilità di persone costrette a confrontarsi con regole diverse a seconda del luogo di residenza e sul rischio che pressioni psicologiche o il senso di essere un peso possano influenzare scelte estreme.

Per i promotori di una legge nazionale, solo una regolamentazione unitaria può garantire procedure trasparenti, tutele per i pazienti e limiti chiari alle competenze amministrative, evitando disparità di accesso e contenziosi tra enti locali.

Il contesto europeo

Il dibattito in Italia arriva in un contesto europeo dove anche altri Paesi hanno aggiornato le proprie normative sul fine vita. In Francia, ad esempio, il Parlamento ha approvato una legge sul tema, un fatto che contribuisce a intensificare la discussione pubblica e politica anche nel nostro Paese.

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