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La Camera ha approvato oggi la fiducia del governo sugli articoli centrali della riforma elettorale, confermando modifiche chiave su preferenze e raccolta firme. La vicenda segna un passaggio decisivo nel disegno del centrodestra e rilancia lo scontro politico tra maggioranza e opposizione.
Cosa prevede l’articolo 1
L’Aula ha dato il via libera alla fiducia sull’articolo 1 con 226 voti a favore, 147 contrari e 3 astenuti. Il testo incorpora le modifiche deliberate dal Senato su preferenze e requisiti per la presentazione delle liste alla Camera.
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Tra le novità confermate c’è il ritorno delle preferenze e il mantenimento del premio di maggioranza per la lista o la coalizione che raggiunga il 42% dei voti in ciascuna delle due Camere. Le liste potranno indicare fino a tre candidati preferiti in uno schieramento di sei nomi; la scheda elettorale comprenderà, in totale, sette nominativi con il capolista bloccato.
Il Senato ha anche inasprito le soglie per le firme: le formazioni non già rappresentate in Parlamento dovranno raccogliere almeno 6mila firme per ogni collegio, contro le precedenti 1.500, una somma che porta il totale indicativo a circa 450mila sottoscrizioni.
Fiducia sull’articolo 2 e prossimi passi
Successivamente la Camera ha approvato la fiducia sull’articolo 2 con 227 voti favorevoli, 149 contrari e 3 astenuti. L’articolo riguarda le regole per l’elezione del Senato con un sistema proporzionale che prevede un premio di maggioranza, l’introduzione delle preferenze e l’innalzamento delle firme per le nuove liste.
Domani sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione sulla fiducia relativa all’articolo 3, che tratta la ridefinizione dei collegi in Alto Adige. I primi tre articoli approvati costituiscono i pilastri del modello elettorale voluto dalla maggioranza: un sistema proporzionale con premio e l’obbligo di indicare un candidato premier.
Il governo aveva già posto la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3, così come emendati dal Senato in seconda lettura. La premier Giorgia Meloni ha avvertito i deputati che, in caso di bocciatura della legge, si andrebbe verso elezioni anticipate.
Sul fronte della maggioranza, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato ai cronisti di essere favorevole a «arrivare alla fine della legislatura», rispondendo a domande sull’ipotesi di un voto anticipato a maggio.
Le reazioni dell’opposizione
Il gruppo del Partito Democratico alla Camera, attraverso la capogruppo Chiara Braga, ha definito le tre fiducie «uno schiaffo al Parlamento», annunciando un «no convinto» al provvedimento. Per Braga, la riforma indebolisce la rappresentanza e concentra il potere, lasciando comunque molte candidature nelle mani dei partiti.

La deputata ha inoltre denunciato un mancato avanzamento per le donne: «Nessuna donna guida una commissione né i gruppi di maggioranza», ha sottolineato, accusando un meccanismo di selezione che favorirebbe candidature maschili.
Nicola Fratoianni di Avs ha espresso speranza che qualcosa possa cambiare durante il voto in Aula, ma ha riconosciuto che perché questo accada deve emergere una spaccatura nella maggioranza, che al momento dispone dei numeri necessari per imporre il testo. Fratoianni ha inoltre definito la proposta «viziata da elementi di incostituzionalità» su più punti.
Un confronto destinato a continuare
Con la strada parlamentare che resta ancora aperta per l’articolo 3 e possibili emendamenti, il dibattito politico sul nuovo impianto elettorale proseguirà nei prossimi giorni. Il confronto riguarda non solo le scelte tecniche, ma anche le implicazioni sulla rappresentanza e sugli equilibri interni ai partiti.











