Addio alla pacchia: riaprire lo Stretto di Hormuz, anche la Cina paga il caro petrolio

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Con il petrolio scambiato a Shanghai ai massimi storici e l’oleodotto saudita fuori uso, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha rilanciato il sostegno a Teheran chiedendo la riapertura dello Stretto di Hormuz. La mossa sottolinea soprattutto l’urgenza di Pechino di proteggere le proprie forniture energetiche.

Prezzi in salita e interruzione delle rotte

Il greggio scambiato a Shanghai ha raggiunto i 129 dollari al barile, un record storico per quel mercato, mentre i prezzi globali mostrano forti tensioni. In una sola settimana il prezzo del barile è aumentato del 14%, e lo spread tra il petrolio di Shanghai e il WTI texano ha superato i 30 dollari per barile, rispetto a meno di 5 dollari alla fine del 2024.

Grafico dei prezzi del greggio a Shanghai che mostra un picco storico
Il prezzo del petrolio scambiato a Shanghai ha raggiunto livelli record.

La principale causa dell’impennata è l’interruzione del Petroline, l’oleodotto Est-Ovest saudita, reso inutilizzabile da attacchi con droni attribuiti a milizie irachene. La chiusura ha cancellato una delle poche vie per far uscire il greggio del Golfo senza transitare per lo Stretto di Hormuz.

La richiesta di Pechino: riaprire lo Stretto

Nel colloquio con Abbas Aragchi a Pechino, Wang Yi ha chiesto che lo Stretto venga riaperto “quanto prima” per salvaguardare la stabilità delle catene di approvvigionamento energetico internazionali. L’appello è presentato come un gesto volto alla stabilità regionale, ma riflette anche interessi economici concreti della Cina.

La Repubblica Popolare resta il principale importatore del petrolio iraniano. Le importazioni cinesi ad agosto, secondo quanto riportato, sono risalite a 9,3 milioni, una dinamica legata anche al ruolo crescente delle raffinerie indipendenti come canale d’acquisto del greggio iraniano. Con il Petroline fuori uso, ogni giorno di blocco a Hormuz si traduce in costi più elevati per le raffinerie cinesi.

Effetti sui prodotti raffinati e sui fornitori

Il rincaro del petrolio si è trasmesso ai prodotti raffinati: il Brent ha toccato i 146 dollari al barile e il diesel a basso tenore di zolfo ha segnato un record di 221 dollari al barile a New York. Questi aumenti pesano sulle catene di approvvigionamento e sulla pianificazione dei raffinatori.

Intanto l’Arabia Saudita ha comunicato ad alcuni raffinatori europei la cancellazione o il rinvio di carichi previsti per il mese in corso, tra cui forniture destinate alla polacca Orlen. Secondo quanto riferito dal Financial Times, il regno rischia di esaurire in pochi giorni le riserve di greggio esportabile.

Stime e prospettive del mercato

La società di consulenza Energy Aspects stima un deficit di circa 5 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, con possibili ulteriori rialzi se le interruzioni persistono. Rabobank avverte che anche una riparazione rapida del Petroline probabilmente non basterebbe a riportare i flussi ai livelli precedenti.

Risposte regionali e diplomatiche

Da Teheran, Abbas Araghchi ha assicurato l’impegno dell’Iran per il ripristino della calma nella regione e ha riferito di un dialogo in corso con i Paesi vicini. Le dichiarazioni arrivano dopo il rinvio di un vertice tra Iran e Paesi del Golfo sulla governance dello Stretto di Hormuz, previsto a Salalah in Oman e posticipato per ricercare un consenso più solido.

Riunione diplomatica con rappresentanti seduti attorno a un tavolo senza volti riconoscibili
Colloqui diplomatici in corso tra Iran, Cina e Paesi del Golfo.

Il canale diplomatico con Pechino rimane quindi attivo. Allo stesso tempo Washington resta un interlocutore chiave: l’incontro fra Xi Jinping e Donald Trump, citato nelle stesse ore dalla diplomazia cinese, inserisce il dossier energetico in un quadro più ampio che comprende commercio e tecnologia.

Perché conta per i lettori

La combinazione di prezzi record, interruzioni alle rotte di esportazione e decisioni politiche dei produttori principali influisce sul costo dell’energia a livello globale. Per i consumatori e per le imprese italiane e europee, ulteriori rialzi possono tradursi in prezzi della raffinazione e dei carburanti più elevati, oltre a pressioni sui mercati energetici già in tensione.

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