Con l’Ue in crisi, Ursula von der Leyen ha mancato la settima occasione

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Il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen ha puntato sul bilancio delle realizzazioni europee, attribuendo la fragilità attuale del continente a fattori esterni. Ma molti passaggi chiave sono rimasti evasivi: dalla relazione con gli Stati Uniti alle scelte concrete su dati, intelligenza artificiale e difesa.

Un quadro rassicurante, eppure incompleto

La presidente della Commissione ha aperto citando Charles Dickens per descrivere l’Europa come insieme di successi e vulnerabilità. Quel riferimento retorico è servito soprattutto a sottolineare che le difficoltà del Vecchio Continente deriverebbero da cause esterne: il cambiamento climatico, l’aggressione russa all’Ucraina e la crescente pressione commerciale cinese.

Questa lettura evita però di mettere a fuoco responsabilità politiche o strategiche interne. Di fatto, il discorso suggerisce che «l’Europa ha fatto tutto bene» e che servano soltanto risposte a problemi imposti da terzi. Per chi osserva la scena politica europea, l’argomento suona parziale e insufficiente rispetto alle sfide concrete che il continente deve affrontare.

La presenza di Mark Carney e il richiamo a Vaclav Havel

Nel pubblico di Strasburgo era presente Mark Carney, salito alla ribalta per un discorso a Davos lo scorso gennaio in cui invitava le potenze medie a fare fronte comune contro gli eccessi delle superpotenze. Carney richiamava esplicitamente il saggio di Vaclav Havel Il potere dei senza potere, utilizzando l’esempio del fruttivendolo che, con una minima complicità di facciata, mantiene in piedi un regime.

Sala con pubblico e figura in platea vista di spalle
La presenza di ospiti internazionali come Mark Carney a Strasburgo ha segnato il dibattito.

Il paragone serve a evidenziare un punto: le medie potenze possono incidere se recuperano spazio di verità e azione, invece di acconsentire per convenienza. L’intervento di Carney, nel tono e nel contenuto, è sembrato meno conciliante rispetto alla versione offerta nel discorso della presidente della Commissione.

Un accordo con gli USA e la questione del compromesso

Lo scorso anno von der Leyen si era recata in un golf club legato a Donald Trump per firmare un’intesa commerciale che molti hanno giudicato sbilanciata a favore degli Stati Uniti. La scena della firma e delle foto ufficiali è citata dagli osservatori come simbolo di quella stessa disponibilità al compromesso che Havel criticava.

Alcune clausole dell’accordo appaiono difficili da attuare, a partire dagli obiettivi di acquisto di energia statunitense citati nelle trattative. La discrepanza tra annunci solennI e realtà pratica riporta alla luce il rischio che la stabilità di rapporti ingiusti si basi su una volontaria compiacenza di facciata.

Annunci su dati, intelligenza artificiale e difesa: tra novità e dubbi

Nel discorso sono emerse alcune proposte concrete: la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, un nuovo strumento per la difesa e un’iniziativa rivolta alle materie prime critiche. Sono arrivate anche promesse su progetti pronti a partire a novembre, che dovrebbero sfruttare l’intelligenza artificiale e i dati in cinque settori — salute, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio.

Server e luci in un centro dati a supporto dell'IA
Le promesse su IA e dati richiedono infrastrutture e piani concreti.

Tuttavia, molte di queste idee riprendono percorsi già avviati dalla Commissione senza che se ne vedano finora risultati tangibili. La Strategia europea dei dati, lanciata nei primi anni del mandato, si è tradotta in una mole significativa di regolamentazione ma con impatti limitati sulla competitività. Anche la strategia Apply AI, destinata a dieci settori più la pubblica amministrazione, resta largamente da attuare a distanza di quasi un anno dalla presentazione.

L’annuncio di uno Strumento europeo per gli abilitanti strategici — finalizzato a favorire sistemi di difesa comuni e maggiore autonomia tecnologica — è interessante. Ma al momento rimane una proposta vaga, senza dettagli operativi disponibili nel discorso.

Limiti istituzionali e responsabilità politiche

È giusto riconoscere che la Commissione opera in un contesto istituzionale frammentato e con competenze limitate. Anche la condizione difficile di Paesi guida come Germania e Francia incide sulla capacità dell’Unione di avanzare rapidamente su dossier strategici.

Tuttavia, come ricordavano Havel e il richiamo di Carney, chi guida le istituzioni europee dovrebbe fare della chiarezza e della verità l’asse del proprio operato. Il discorso sullo Stato dell’Unione è il palcoscenico più adatto per questa onestà politica. L’intervento di ieri — la sua settima occasione pubblica di questo tipo — è stato giudicato insufficiente da chi attendeva unʼanalisi più lucida e proposte realmente calibrate sulle sfide future.

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