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Emma Bonino emergeva spesso come l’unica capace di resistere a Marco Pannella: uno scontro fatto di lunghe discussioni, sigarette e scelte politiche che hanno cambiato la sua carriera. La decisione di correre con una lista a suo nome nel 1999 segnò una frattura narrativa e provocò risultati inaspettati, soprattutto in Piemonte.
Un rapporto di tensione e dipendenza
Il contrasto tra Bonino e Pannella non era solo politico ma anche fisico e teatrale. Nei locali del Partito radicale a Largo Argentina, le loro discussioni si svolgevano spesso in una densa nube di fumo, al punto che i contorni dei presenti risultavano indistinti.
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Bonino era la figura che riusciva a dire no a Pannella quando serviva. Lui, dominante e abituato a imporre la propria leadership, dava per scontato che prima o poi lei avrebbe ceduto. Nella pratica, però, le cose non andarono sempre così.
La nomina europea e l’accordo con Berlusconi
Politicamente Bonino uscì rafforzata dall’esperienza iniziata nel 1995 come commissaria europea, incarico ottenuto dopo un’intesa negoziata da Pannella con Silvio Berlusconi. La scelta era stata fonte di tensione: Bonino non condivideva l’idea di allearsi con il leader di centrodestra, mentre Pannella la vedeva come un’opzione funzionale contro la sinistra.
Il dissenso rifletteva anche una differenza di generazioni e di metodi. Pannella apparteneva a una stagione politica caratterizzata da mobilitazioni e tattiche di rottura; Bonino rimaneva legata a un approccio più razionale e organizzativo alla politica.
La svolta del 1999: la Lista Bonino
Nel 1999 Bonino compì il gesto più eclatante di autonomia: fondò una lista personale per le elezioni europee. Pannella, pur accettando la scelta fino a un certo punto, mantenne una discreta distanza, riducendo la propria presenza mediatica proprio quando di solito era più invadente.

Fu Bonino a muoversi direttamente per cercare ascolto e sostegno. Una tappa cruciale di quel percorso fu l’incontro con la redazione de La Stampa a Torino, la vigilia della campagna: in una sala d’albergo vicino alla stazione di Porta Nuova spiegò chiaramente la strategia. Aveva due messaggi principali da comunicare: la campagna sarebbe stata autonoma rispetto ai due poli dominanti e il Piemonte avrebbe avuto un ruolo centrale nella sua sfida nazionale.
Il ruolo dei media e l’esito elettorale
La Stampa decise di seguire l’iniziativa a condizione che Bonino mantenesse un profilo indipendente dai poli politici. L’editore fu informato e accolse con curiosità questa svolta del giornale.
I risultati superarono le aspettative: la Lista Bonino ottenne circa l’8% a livello nazionale e punte tra il 20 e il 25% in Piemonte, con picchi locali ancora più elevati. La leader riconobbe pubblicamente il ruolo che la copertura mediatica e l’organizzazione territoriale avevano avuto nel successo elettorale.
La distanza si allarga e le conseguenze
Nonostante la promessa di autonomia, Bonino cambiò schieramento alle successive politiche del 2001, avvicinandosi al centrosinistra. Quel passo coincidette con un calo netto del consenso elettorale: dalla percentuale europea dell’8% si scese a circa l’1% nelle tornate successive.
L’autore di questo ricordo segnala di non aver raccontato certi retroscena prima, anche per timore delle reazioni di Pannella. Le tensioni personali e le scelte strategiche di quegli anni restano però elementi chiave per comprendere l’evoluzione politica di Bonino e il modo in cui costruì la propria autonomia dentro e fuori il mondo radicale.











