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Una statua a grandezza naturale di Charlie Kirk è apparsa senza permesso a Times Square, suscitando tensione e proteste. L’opera, svelata dall’artista italo‑americano Sergio Furnari il 10 settembre 2026, è stata collocata solo temporaneamente e rimossa poco dopo l’evento.
L’opera non autorizzata in pieno centro
Furnari ha tolto il telo che copriva la scultura alle 14:23, l’orario in cui, un anno prima, Kirk era stato ucciso durante un incontro alla Utah Valley University. Subito dopo lo svelamento il pickup su cui era fissata la statua ha lasciato Times Square, confermando il carattere non permanente dell’installazione.
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Una statua dedicata a Charlie Kirk accende la battaglia sui monumenti pubblici negli Stati Uniti

La presenza dell’opera in uno spazio così visibile non era stata autorizzata dalle autorità cittadine: si è trattato di un’azione pubblica progettata per ottenere risonanza mediatica, più che di un monumento votato o commissionato.
Una scultura da 100.000 dollari
Nato a Caltagirone e trasferitosi negli Stati Uniti negli anni Novanta, Furnari ha finanziato di tasca propria il progetto, per un costo stimato di circa 100.000 dollari. La statua è alta circa 1,95 metri, realizzata in metallo e resina e rifinita in bronzo.
La figura ritrae Kirk seduto con un microfono e una maglietta con la scritta FREEDOM. Furnari aveva pensato a un tour dell’opera sostenuto da una campagna di raccolta fondi, ma la risposta del pubblico è stata molto al di sotto delle aspettative e non ha coperto l’intero investimento.
Chi era Charlie Kirk
Kirk, insieme a Bill Montgomery, aveva fondato Turning Point USA, organizzazione influente nell’ambito della destra conservatrice, particolarmente attiva nei campus universitari. Aveva 31 anni al momento della morte, avvenuta il 10 settembre 2025.
Figura centrale nel dibattito politico giovanile, Kirk era vicino a Donald Trump e noto per posizioni nette su immigrazione, Islam, clima, armi e questioni identitarie. Nel tempo era stato accusato di diffondere notizie false e teorie complottiste, tra cui la cosiddetta «grande sostituzione». Turning Point USA sostiene di aver rafforzato la propria presenza nelle scuole e nei college dopo il suo assassinio.
Svelamento e tensioni in strada
La presentazione ha subito acceso contrasti tra sostenitori e oppositori, con momenti di tensione fisica. Filmati diffusi dai media mostrano urla, spinte e l’intervento della polizia mentre i gruppi si radunavano intorno alla statua.

Tra i presenti tra i sostenitori era segnalato Jake Lang, attivista di estrema destra coinvolto nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, condannato e poi graziato da Donald Trump.
Furnari ha ribadito più volte che l’opera vuole essere soprattutto un omaggio alla libertà di espressione. In interviste ha detto di aver esitato a entrare in un campo politicizzato, ma di aver cambiato idea dopo le reazioni pubbliche e gli attacchi alla famiglia di Kirk.
Il percorso artistico di Furnari
Questo intervento si inserisce in una ricerca estetica che privilegia figure riconoscibili e luoghi ad alta visibilità. Tra i lavori più noti di Furnari c’è la reinterpretazione tridimensionale della celebre fotografia del 1932 con gli operai su una trave, intitolata Lunchtime on a Skyscraper: A Tribute to America’s Heroes, esposta più volte nello spazio pubblico, anche vicino a Ground Zero.
Più recentemente l’artista ha realizzato un monumento dedicato a Cristiano Ronaldo, alto circa 3,6 metri. In comune c’è sempre la volontà di provocare attenzione mediatica e discussione pubblica.
Il contesto: una disputa nazionale sui simboli
L’episodio di Times Square si inserisce in un clima più ampio di scontro sulla memoria pubblica negli Stati Uniti. Negli ultimi mesi la questione dei monumenti e dei toponimi è stata al centro di decisioni e polemiche istituzionali.
Nei giorni precedenti allo svelamento, l’amministrazione Trump ha rimosso dal sito e dalla segnaletica dell’Arlington National Cemetery riferimenti critici al Confederate Memorial, monumento del 1914 che era stato rimosso nel 2023 e che tornerà in mostra dopo lavori conservativi.
Un altro caso recente riguarda la statua di Caesar Rodney, originariamente rimossa da Wilmington durante le proteste del 2020: il National Park Service ha destinato la scultura a una mostra temporanea nella Freedom Plaza di Washington.
La disputa si è estesa anche al Kennedy Center. Nel 2025 il consiglio, ormai con membri nominati dall’amministrazione Trump, aveva inserito il nome del presidente nel titolo dell’istituzione. Nel maggio 2026 un giudice federale ha stabilito che solo il Congresso può modificare il nome del memoriale nazionale dedicato a John F. Kennedy, e il nome di Trump era stato rimosso a giugno. Tuttavia, il 13 agosto il board ha votato per iscrivere sulla facciata la dicitura «Restored and Renovated By President Donald J. Trump» e per intitolare l’area esterna «President Donald J. Trump Plaza».
Oggi il nodo non è più solo conservare o rimuovere statue. La contesa riguarda chi può introdurre nuovi simboli nello spazio pubblico, decidere i nomi delle istituzioni e determinare il racconto storico che diventa visibile nella sfera pubblica.











