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Da Bra al palcoscenico della politica italiana: il ritratto di Emma Bonino si dipana attraverso radici contadine, impegni internazionali e scelte che hanno spesso diviso la sua città natale. La sua storia racconta di un legame profondo con il territorio e di una vita pubblica segnata da battaglie che l’hanno resa figura centrale del dibattito sui diritti.
Dalla provincia al riconoscimento papale
Sulla terrazza della casa di Roma papa Francesco l’aveva salutata con un semplice «Cerea» il 5 novembre di due anni fa, un gesto che mise in luce un’affinità fondata su origini comuni. Entrambi provenivano da un Piemonte rurale: lei dal Roero che guarda la Langa, lui dal basso Monferrato astigiano.
Emma Bonino, da Bra al palcoscenico internazionale con un romanzo radicale
Spettacoli e festival in programma dal 14 al 20 settembre
Bonino si definiva «molto transnazionale ma non mi sono mai sentita apolide» e affermava con fermezza: «So di avere terra e radici». Si presentava inoltre come «una piemontese e perciò poco fisica», un’affermazione che pareva in contrasto con la tenacia del suo impegno personale e politico.
Le origini e la famiglia
Nata e cresciuta a Bra in una famiglia borghese e cattolica, Bonino visse in un contesto dove la Democrazia Cristiana deteneva consenso. Suo padre Filippo portava i maiali al pascolo e parlava solo in dialetto. La vita cittadina aveva fatto immaginare a qualcuno un destino tradizionale per la giovane Emma, ma a 18 anni lasciò la comunità che la vedeva crescere e non vi fece più ritorno definitivo.

Da bambina aveva frequentato l’Azione cattolica. Ma i percorsi di vita la portarono altrove. Bruna Sibille, storica sindaca di Bra e amica di famiglia, ricorda quegli anni: «Io ero nella San Vincenzo, come Carlin Petrini che ne era il presidente. Abbiamo cominciato così. E per anni le nostre vite si sono intrecciate».
Militanza, arresto e il ruolo in città
Il 16 giugno 1975 rimane una data simbolica. Bonino, all’epoca ventisettenne e militante del Centro informazione sterilizzazione e aborto (Cisa), si consegnò al seggio elettorale a Bra per poter votare ed essere poi arrestata. Era ricercata con l’accusa di associazione a delinquere e procurato aborto.

La scena è ricordata come tesa e teatrale: fotografi, militanti, applausi e cori. Secondo i testimoni, l’arresto fu voluto per trasformare un episodio locale in un caso politico nazionale. «C’era tutto il gruppo della sinistra extraparlamentare», racconta Sibille. «Non potevamo lasciarla sola».
Per molti a Bra quell’episodio confermò il carattere particolare della città, definita dal sindaco Giovanni Fogliato «laboratorio politico e civico», dove diverse anime della sinistra potevano ritrovarsi fianco a fianco con i radicali.
Impegno amministrativo e scontri pubblici
Negli anni successivi Bonino tornò spesso alla vita politica locale. Quindici anni dopo l’arresto, la comunità tentò di contendere il Comune alla Dc con una lista civica, la Bra 90, che vide la partecipazione anche dei radicali. Claudio Gallizio, consigliere comunale per 34 anni, ricorda il periodo: «Pensavamo di poter contendere il Comune alla Dc. Le chiedemmo di candidarsi. Lei era già parlamentare (dal 1976) ma accettò».
La candidatura non portò alla vittoria, e la piazza cittadina visse momenti di tensione, soprattutto durante interventi che mettevano in luce il confronto con sensibilità religiose locali. Sibille ricorda il lavoro in consiglio: Bonino studiava gli atti con cura, arrivava prima delle sedute ed era sempre preparata, pur senza cercare la ribalta personale.
Carattere, abitudini e l’affetto di Bra
Amici e compagni la descrivono come minuta ma tenace. «Era minuta ma una roccia. Raramente ho incontrato una persona così determinata», dice Gallizio. Aveva un temperamento deciso, e non mancavano gli scontri. Bruna Sibille, tra i suoi legami più stretti, ricorda con un sorriso velato dal dolore i loro confronti: «Se doveva mandarti a stendere non ci pensava due volte».
Nonostante le differenze e gli scontri, il legame con Bra rimase forte. Bonino apprezzava anche i piccoli gesti della tradizione: il 9 marzo, suo compleanno e «la stagione del tarassaco», riceveva ogni anno una cesta di tarassaco da amici della città.
L’ultimo ritorno e la cittadinanza onoraria
Il 9 maggio 2025 il comune di Bra le conferì la cittadinanza onoraria. In quell’occasione si collegò dalla sua casa di Roma e ribadì il rapporto con la terra d’origine: «Sono transnazionale per virtù, necessità e curiosità, ma non mi sono mai sentita apolide: so di avere una terra, delle radici e un luogo da dove vengo e dove spero di tornare presto».
Non riuscì a tornare definitivamente, ma per chi l’ha conosciuta e contrastata nello stesso tempo, non aveva mai davvero smesso di appartenere a Bra.











