Travaglio esclude un confronto con Del Vecchio: non è uno show, Il Fatto non si vende

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«Noi non siamo in vendita», ha detto Marco Travaglio a Otto e mezzo, rispondendo all’offerta di acquisto avanzata da Leonardo Maria Del Vecchio. La disputa mette al centro la proprietà di Seif, la società editrice de Il Fatto Quotidiano, e solleva questioni sul futuro dell’indipendenza del giornale; l’editore suggerisce ai lettori di comprare il numero in edicola a 2 euro o di approfittare dell’**offerta di abbonamento digitale fino al 10 novembre**.

La proposta di Del Vecchio

Dietro l’offerta c’è la società LMDV Media, legata a Leonardo Maria Del Vecchio, 31enne figlio del fondatore di Luxottica e socio di Delfin. L’intento dichiarato è prendere il controllo di Seif, la casa editrice del quotidiano.

Ingresso aziendale di una società editoriale con sala riunioni vuota
La società LMDV Media è al centro dell’offerta di acquisto.

Del Vecchio non ha ritirato la proposta: ha chiesto un incontro con il consiglio di amministrazione di Seif e, su X, ha invitato formalmente Travaglio a un confronto pubblico sui piani industriali degli interessati.

La reazione del direttore

Travaglio ha risposto con fermezza e ironia. Sul piano personale e redazionale ha ribadito più volte: “Il Fatto non è in vendita”. Ha paragonato la situazione a una scena comica del cinema italiano per sottolineare lo stupore per l’improvviso interesse verso il giornale.

Ha inoltre ricordato che fino a pochi giorni fa Del Vecchio avrebbe definito la testata con epiteti ostili, per cui il cambiamento di tono gli è sembrato sospetto. “Se vuole comprare”, ha aggiunto, “può acquistare le azioni presenti in Borsa: circa il 38% del capitale è sul mercato”.

I punti chiave della disputa societaria

Secondo Travaglio, l’offerta mira a ottenere fino all’82% del quotidiano per poter modificare lo statuto e cancellare il limite del 17% per singolo azionista. I soci fondatori — tra cui lo stesso Travaglio, Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca D’Aprile e Francesco Aliberti — hanno dichiarato di non essere disponibili a cedere le proprie quote.

Per il direttore, dunque, la strada per una scalata totale è destinata a incontrare resistenze formali e legali. Ha ribadito che l’unico modo legittimo di “comprare” il giornale è da parte dei lettori, con la copia in edicola o attraverso l’abbonamento digitale in promozione.

Perché Travaglio rifiuta il confronto televisivo

Di fronte all’invito di Lilli Gruber a ospitare un dibattito in trasmissione, Travaglio ha declinato. Ha motivato la scelta con ragioni di tutela del mercato: «Qui c’è di mezzo la Borsa, ci sono di mezzo i risparmiatori», ha detto, sottolineando che qualsiasi dichiarazione pubblica può influenzare il titolo.

Studio televisivo vuoto con poltrona e tavolo di conduttore
Travaglio ha rifiutato l’invito a un dibattito televisivo.

Ha poi escluso che la vicenda venga trattata come uno spettacolo: per lui eventuali incontri devono svolgersi «nelle sedi ufficiali», con i rappresentanti e i manager dell’azienda, non in un talk televisivo.

Prossimi passi

Al momento la proposta non è stata ritirata e la questione resta aperta. Del Vecchio ha sollecitato un confronto pubblico; il giornale e i suoi soci hanno segnato una linea di principio: nessuna cessione delle loro quote. La vicenda passerà dalle assemblee e dagli organi societari competenti, dove si decideranno i futuri sviluppi.

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