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Donald Trump sta intensificando il pressing sull’Ucraina, usando come leva l’ampio sostegno economico e militare che gli Stati Uniti hanno garantito finora. L’obiettivo è chiaro: ottenere risultati visibili sul fronte energetico e politico prima del voto di midterm, riducendo i costi del carburante e aprendo la strada a un riavvicinamento con Mosca.
Accuse pubbliche contro Zelensky
Negli ultimi giorni il presidente americano ha puntato il dito contro Volodymyr Zelensky, accusandolo di ostacolare possibili passi verso la pace. Su Truth, Trump ha imputato all’Ucraina i recenti attacchi contro le raffinerie russe, sostenendo che queste operazioni aggravino i problemi dei mercati internazionali del gasolio e mettano sotto pressione consumatori e imprese statunitensi.
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Nel suo messaggio il presidente ha collegato la necessità di mantenere aperto il dialogo con Mosca alla possibilità di abbassare i prezzi dell’energia, citando anche il ruolo dei rifornimenti russi. Ha inoltre criticato l’ampio sostegno finanziario ricevuto da Kiev dall’Europa e dagli Stati Uniti, suggerendo che questi aiuti non corrispondano a un impegno deciso dell’Ucraina per porre fine al conflitto.
Strategia in vista delle elezioni
La mossa rientra in una strategia più ampia: presentare agli elettori risultati economici concreti prima del voto del 3 novembre. Partendo dagli accordi energetici già raggiunti con la Russia — incluso un intesa sul rifornimento di gasolio — e dalla decisione di sospendere alcune sanzioni, l’amministrazione americana sembra voler spingere per una de-escalation che migliori il quadro dei prezzi interni.

Per ottenere questo risultato, gli Stati Uniti possono esercitare leve importanti sul piano economico e militare nei confronti di Kiev. Di fatto, secondo l’analisi della Casa Bianca, un calo dei prezzi energetici potrebbe alleggerire la pressione su famiglie e imprese e favorire un percorso di normalizzazione dei rapporti con Mosca.
L’Europa e la richiesta di aiuti a Kiev
A questo piano si contrappone l’impegno dell’Unione europea a sostenere l’Ucraina. Bruxelles sta infatti valutando ulteriori aiuti e, secondo quanto riportato, potrebbe decidere se soddisfare — in parte o totalmente — la richiesta avanzata da Kiev per circa 70 miliardi di euro aggiuntivi nel 2027. Quel sostegno rappresenta un elemento chiave che potrebbe impedire o rallentare la pressione americana su Zelensky.
Possibile summit a tre: Mosca, Pechino e Washington?
Sul fronte diplomatico sono arrivati segnali di movimento. Il senatore Marco Rubio ha detto che sono in corso «discussioni» sulla possibilità di un incontro tra il presidente Usa, Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping, dopo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal secondo cui Mosca avrebbe proposto un vertice trilaterale.
Rubio ha precisato che, al momento, non esiste ancora un piano definito per il meeting: si parla di un’ipotesi, ma nulla è stato deciso.
Il quadro resta fluido: Washington spinge per risultati che possano essere mostrati agli elettori, Kiev chiede risorse per continuare la difesa, e l’Europa valuta se aumentare il proprio impegno finanziario. Le prossime settimane saranno decisive per capire se questa pressione politica si tradurrà in cambiamenti concreti sui mercati energetici e nella diplomazia internazionale.












