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Una pesante copertina in bronzo firmata da Salvador Dalí è stata sottratta nella notte tra domenica e lunedì dal Centro d’arte contemporanea di Issoire, in Auvergne: si tratta dell’élément più riconoscibile del libro d’artista L’Apocalypse, un oggetto che pesa circa 150 chilogrammi e fa parte di un volume complessivo di circa 210 chilogrammi. Il furto riapre il dibattito sulla sicurezza delle collezioni francesi dopo una serie di episodi recenti.
Che cosa è stato rubato
Secondo quanto riportato da Le Monde con AFP, i ladri hanno portato via l’«écrin», la pesante copertina-custodia in bronzo che Dalí realizzò per il progetto editoriale. L’opera è decorata con oro, pietre e conchiglie e per anni è stata considerata tra i libri d’artista più preziosi al mondo. Sulla vicenda è stata avviata un’inchiesta.
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Il furto è particolarmente singolare per il peso e la natura dell’oggetto: non si tratta di un’opera facilmente occultabile, né facile da vendere senza essere identificata. L’opera è infatti ampiamente documentata e immediatamente riconoscibile sui cataloghi e negli archivi specialistici.
Un progetto collettivo nato nel 1959
Il volume L’Apocalypse prese forma nel 1959 per volontà dell’editore d’arte Joseph Forêt, che immaginò un libro come campo di incontro tra arti visive, letteratura e sapienza artigiana. A ciascuno dei sette artisti coinvolti furono chieste tre tavole.
All’elenco degli artisti parteciparono nomi come Georges Mathieu, Bernard Buffet, Leonor Fini, Léonard Foujita, Pierre‑Yves Trémois e Ossip Zadkine. I testi che accompagnano le immagini furono affidati a scrittori e intellettuali del calibro di Jean Cocteau, Jean Rostand, Daniel‑Rops, Jean Guitton, Emil Cioran, Jean Giono ed Ernst Jünger.
A Dalí toccò la realizzazione della copertina metallica, un elemento monumentale che ha contribuito a trasformare il libro in un oggetto unico, lontano da un normale volume illustrato. Dal 1961 il libro ha circolato in esposizioni internazionali, transitando poi in Svizzera e in Giappone prima di entrare nella collezione del collezionista Christian Karoutzos. Karoutzos aveva raccontato di aver impiegato dieci anni per saldare l’acquisto e, dopo oltre vent’anni, l’aveva esposto nel suo centro d’arte a Issoire.
Perché il furto presenta difficoltà per i trafficanti
Rubare una struttura in bronzo da 150 chilogrammi richiede pianificazione, mezzi e, molto probabilmente, complici. Lo stesso peso e la riconoscibilità dell’oggetto complicano la sua collocazione sul mercato nero: ogni passaggio sarebbe tracciabile e il pezzo è facilmente individuabile nei cataloghi specialistici.

Il sindaco di Issoire, Bertrand Barraud, ha definito il danno «Inestimabile», mentre Karoutzos, intervenuto a una radio locale, ha parlato della perdita come di «Un’opera unica al mondo».
Furti collegabili a opere di Dalí e altri casi recenti
Non è la prima volta che opere di Dalí finiscono al centro di furti spettacolari o difficili da piazzare. Nel 2019, alla Dennis Rae Gallery di San Francisco, fu rubata in pieno giorno l’incisione a colori Burning Giraffe, parte di una serie ispirata alla corrida: si trattava di un’opera dal valore contenuto, ma comunque difficile da nascondere per la sua notorietà.
Il caso più clamoroso risale al 2009, quando alcuni uomini armati e mascherati fecero irruzione allo Scheringa Museum of Realist Art, nei Paesi Bassi, e portarono via l’olio Adolescence di Dalí (1941) insieme a La Musicienne di Tamara de Lempicka. Le opere riemersero anni dopo, recuperate dall’investigatore d’arte Arthur Brand dopo molteplici passaggi di mano.
Altri attacchi ai musei francesi nelle ultime settimane
Il furto di Issoire si inserisce in una catena di episodi che hanno colpito istituzioni diverse. Nella serata del 3 ottobre, un tentativo di effrazione ha interessato il Musée Nissim de Camondo di Parigi: un uomo avrebbe scavalcato i giardini posteriori, infranto un vetro e cercato di entrare negli spazi interni. L’allarme ha invece bloccato l’azione e il sospetto è stato successivamente identificato; è in corso un’inchiesta per tentato furto con effrazione.
Il museo, attualmente chiuso per lavori, custodisce una delle raccolte più importanti di arti decorative francesi del XVIII secolo.
Un contesto nazionale segnato da colpi importanti
Il precedente più esplosivo rimane il furto alla Galerie d’Apollon del Louvre, avvenuto il 19 ottobre 2025: furono trafugati otto gioielli appartenuti a figure storiche come Maria Amalia, Maria Luisa e l’imperatrice Eugenia. L’indagine interna segnalò lacune nella sorveglianza esterna e nelle procedure di governance, indicando la necessità di rivedere protocolli e formazione del personale.
Le ripercussioni furono anche politiche: nel febbraio 2026 la presidente del Louvre, Laurence des Cars, lasciò l’incarico in un contesto direttamente collegato alla crisi di sicurezza e alle misure correttive avviate dall’istituto.
Nel luglio 2026 il Ministero della Cultura francese ha presentato un piano d’azione per rafforzare la protezione degli istituti patrimoniali e dei luoghi di conservazione: la decisione è arrivata, tra l’altro, dopo il furto del torque d’oro attribuito alla principessa di Vix dal Musée du Pays Châtillonnais, sottratto in pieno giorno.
Nella stessa scia di episodi gravi rientra il colpo subito il 5 luglio al Musée Lalique di Wingen‑sur‑Moder, in Alsazia: 27 gioielli per un valore stimato di circa 4,5 milioni di euro furono sottratti. Il museo è rimasto chiuso per mesi per lavori di messa in sicurezza; la riapertura è prevista per il 28 novembre.
Il furto dell’écrin di Dalí aggiunge pressione sulle autorità e sulle istituzioni culturali per accelerare interventi di prevenzione e controllo. Le indagini in corso cercheranno di ricostruire modalità, complicità e eventuali itinerari di esportazione dell’oggetto.











