Inondazione al confine con il Tibet: in Nepal più di 1.400 persone disperse, anche tre italiani

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Un’enorme colata di acqua, fango e detriti provocata dal parziale crollo di un ghiacciaio ha devastato aree al confine tra Nepal e Tibet, causando centinaia di vittime e migliaia di dispersi. Le operazioni di soccorso procedono a rilento tra sedimenti profondi e infrastrutture distrutte, mentre sale la preoccupazione per il rischio di una nuova piena a valle.

Bilancio provvisorio e italiani coinvolti

Le autorità hanno confermato almeno 392 morti e oltre 1.400 persone risultano al momento irreperibili; tra queste più di cinquecento turisti provenienti da una trentina di Paesi. Il Dipartimento di Stato Usa ha riferito che circa novanta cittadini statunitensi risultano dispersi.

Tra i casi segnalati ci sono anche tre cittadini italiani. I familiari hanno indicato come disperso l’orefice di Rapallo Marco Ratto. La Farnesina comunica che, da una lista iniziale di una decina di connazionali non rintracciati, al mattino di giovedì ne restano tre da verificare. Finora circa 130 italiani nell’area sono stati contattati.

La Farnesina avverte che i dati nepalese, basati sulle informazioni fornite da tour operator, possono essere imprecisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la costituzione di una “Task force Nepal” e l’invio di una delegazione dell’Unità di crisi a Kathmandu per assistere i connazionali presenti nella zona.

Danni alle infrastrutture e impatto sulla regione

L’onda di piena, generata dalla rottura del ghiacciaio che ha trascinato masse detritiche, ha prodotto effetti per quasi 200 chilometri a valle. Case, ponti e tratti stradali sono stati spazzati via: circa quaranta chilometri di strade risultano completamente distrutti, mentre molte dighe e centrali idroelettriche dell’area hanno subito danni.

Ponti e strade completamente distrutti dall'onda di piena
Circa 40 chilometri di strade risultano completamente distrutti dalla colata

Le conseguenze si estendono fino all’alimentazione elettrica della capitale Katmandu e di altre aree del Nepal. L’Onu ha stanziato 2 milioni di dollari dal Fondo globale di emergenza per l’assistenza, e la Commissione europea ha annunciato un contributo di 1 milione di euro per fornire aiuti sanitari, cibo, acqua e alloggi. Intanto l’India sta evacuando migliaia di persone dalle regioni nordorientali per timore di nuovi eventi.

Il rischio di una nuova piena

Le autorità hanno segnalato la formazione di un lago di sbarramento naturale a monte del valico di Gyirong, in Tibet, dove una frana ha bloccato il corso d’acqua. Le squadre cinesi hanno rafforzato il monitoraggio idrologico per prevenire il cedimento della barriera o il suo superamento, eventi che provocherebbero una nuova ondata a valle.

Squadra di monitoraggio con droni per valutare la stabilità di una barriera naturale
Droni e scanner laser tridimensionali misurano la stabilità del lago di sbarramento

Il ministero delle Risorse idriche cinese sta valutando misure per evitare “disastri secondari”. Le condizioni meteorologiche complicano gli interventi: tra il 27 e il 29 agosto nella contea di Gyirong sono previste precipitazioni localmente moderate o intense, con possibili temporali e raffiche di vento.

Per valutare stabilità e portata del bacino, una squadra di soccorso avanzato impiegherà droni e scanner laser tridimensionali per misurare le rocce, lo spessore dello sbarramento e la velocità dell’acqua.

Risposta cinese e condizioni sul terreno

Il premier cinese Li Qiang si è recato a Gyirong per coordinare le operazioni di soccorso. Pezzi di equipaggiamento e personale sono stati inviati con un grande aereo da trasporto militare. Secondo il resoconto dell’emittente statale CCTV, lo strato di fango lasciato dalla frana ha uno spessore medio superiore a un metro e mezzo e in alcuni punti supera i due metri.

Le immagini e i rilievi indicano che molte strade di accesso al valico sono danneggiate e che il rischio di ulteriori crolli o smottamenti rimane elevato, in particolare a causa delle piogge in corso.

Cause probabili e commenti degli esperti

Secondo la climatologa del Cnr Marina Baldi, la frana è stata innescata dal collasso parziale di un ghiacciaio: dalle prime ricostruzioni si stima che siano coinvolti almeno 10 milioni di metri cubi di materiale. Baldi sottolinea che lo scioglimento parziale dei ghiacciai è coerente con il riscaldamento globale e che le immagini satellitari mostrano un significativo arretramento del ghiacciaio negli ultimi anni.

Tuttavia, avverte l’esperta, non è ancora possibile definire con precisione il volume residuo del ghiacciaio né prevedere quando e se si verificheranno nuovi crolli, quindi il pericolo per le popolazioni a valle resta concreto.

Reazioni e appelli

La massima autorità spirituale tibetana, il Dalai Lama, ha espresso dolore per le vittime e ha richiamato l’attenzione su cause profonde come il cambiamento climatico, invitando a misure che riducano il rischio di ripetizione di simili tragedie. Dallo Studio Ovale, Donald Trump ha dichiarato che quanto accaduto è “terribile” e che è stato offerto aiuto.

Nel frattempo, ricerche e soccorsi proseguono tra fango spesso più di un metro e mezzo, mentre le autorità internazionali e locali cercano di coordinare l’assistenza alle comunità colpite e di valutare gli interventi necessari per contenere i rischi immediati.

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