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Tre figure modellate nel ghiaccio — una bracciante, un operaio edile e un rider — sono state esposte davanti al Colosseo per denunciare l’impatto delle ondate di calore sul lavoro. L’installazione è stata realizzata da Greenpeace Italia il 15 luglio 2026 per la Giornata europea per le vittime della crisi climatica, con il messaggio «Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo».
La provocazione davanti al monumento
L’azione, visibile nel cuore di Roma, ha voluto rappresentare categorie particolarmente vulnerabili alle temperature estreme. La scelta delle tre figure sintetizza anche una storia del lavoro: la bracciante evoca condizioni agricole ancora segnate da fatica e precarietà; l’operaio edile concentra l’attenzione sui cantieri, dove il sole si somma a ritmi intensi; il rider mette in luce i limiti dell’economia delle piattaforme, dove l’apparente autonomia convive con algoritmi e metriche che spingono a non fermarsi nemmeno nelle ore più calde.
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Il ghiaccio, lasciato sciogliere sotto il sole, è servito a rendere visibile la fragilità dei corpi esposti. Le sculture sono state pensate per consumarsi come simbolo concreto di come l’ambiente metta in crisi salute e capacità lavorativa.
I dati del rapporto
L’intervento è stato accompagnato dal rapporto Lavoratori a rischio per le ondate di calore, redatto da Greenpeace Italia sulla base delle previsioni del progetto Worklimate e con il contributo della CGIL. Secondo l’analisi, tra il 2021 e il 2025 le giornate estive con rischio caldo alto sono aumentate del 60%: da una media di 22 giorni nel biennio 2021-2022 a 35 nel biennio 2024-2025.
Nel periodo considerato, il 38% delle giornate estive è risultato potenzialmente dannoso per la salute dei lavoratori. In media, 670.000 persone al giorno si sono trovate esposte a un livello elevato di rischio; in alcune giornate il numero è salito fino a 1,5 milioni. Complessivamente si tratta del 9% degli occupati nelle province e nelle città metropolitane dei capoluoghi di regione presi in esame.
Settori e territori più colpiti
Le costruzioni emergono come il comparto più esposto, con una media di 251.000 lavoratori potenzialmente a rischio ogni giorno. Seguono trasporto merci, logistica e rider (243.000), servizi di manutenzione del verde e degli edifici (125.000) e agricoltura e silvicoltura (48.000).
Sul piano territoriale, Roma registra oltre 213.000 lavoratori esposti ogni giorno durante l’estate, mentre Milano arriva a 165.000. Seguono Napoli (57.000), Torino (48.000), Bologna (37.000) e Bari (33.000). Nelle aree metropolitane di Roma e Milano, il rapporto segnala che il 50% delle giornate estive analizzate ha avuto un rischio caldo alto.
Disuguaglianze e richieste di intervento
I numeri incrociano questioni sociali: le persone più a rischio spesso non possono decidere autonomamente orari o pause. Per i rider, spiega il rapporto, la libertà formale di scelta si scontra con esigenze di consegna e sistemi di valutazione che scoraggiano l’interruzione del lavoro. Per braccianti e operai il caldo si somma a condizioni già gravose e a contratti spesso instabili.
Greenpeace e la CGIL propongono misure concrete: riorganizzazione degli orari, sospensione obbligatoria delle attività nelle ore più calde, forme dedicate di cassa integrazione e maggiore climatizzazione dei luoghi di lavoro al chiuso. Le due organizzazioni chiedono inoltre al governo un piano per l’uscita dal gas entro il 2035 e l’introduzione di una tassazione permanente sui profitti delle aziende petrolifere e del gas, con le risorse destinate alla protezione dei lavoratori, all’adattamento climatico e alla transizione energetica.
Il ghiaccio come linguaggio politico nell’arte
La scelta di usare il ghiaccio richiama tradizioni artistiche che fanno dello scioglimento un dispositivo narrativo. L’opera Ice Watch di Olafur Eliasson e Minik Rosing, esposta per la prima volta nel 2014, aveva disposto blocchi di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia in spazi pubblici, permettendo al pubblico di osservare direttamente la fusione.
Artisti come Marc Quinn hanno costruito figure che dipendono da impianti di refrigerazione per persistere, mettendo in risalto il costo energetico della conservazione. Il progetto Snowman di Peter Fischli e David Weiss gioca sul paradosso di una natura mantenuta artificialmente in vita attraverso imponenti dispositivi.
Anish Kapoor ha ideato Stackhouse, una grande struttura di blocchi di ghiaccio destinata a dissolversi con il riscaldamento, mentre in Italia Pier Paolo Calzolari ha usato il freddo e la brina fin dagli anni Sessanta per alterare superfici e materiali, facendo dell’energia un elemento strutturale delle opere.
Più recentemente, l’opera di Stefano Cagol ha unito immagini e azioni in paesaggi climaticamente vulnerabili, esplorando i legami tra estrazione delle risorse, violenza ambientale e innalzamento del livello del mare. Anche in questi progetti la scomparsa del ghiaccio non è un difetto: è parte integrante del discorso critico sull’ambiente.
Perché conta
L’azione davanti al Colosseo mette in relazione dati scientifici, condizioni di lavoro e linguaggi visivi. Mostra, in modo immediato, che il cambiamento climatico non è solo futuro: è già una questione quotidiana per milioni di persone che lavorano all’aperto o in condizioni difficili.











