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Al Meeting di Rimini il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha proposto di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli mostrano difficoltà scolastiche o problemi di relazione con la comunità educativa. La mossa nasce, ha spiegato il ministro, dalla preoccupazione per il divario nei tassi di abbandono tra studenti stranieri e italiani e dalla scarsa partecipazione di molte famiglie alla vita scolastica.
La proposta e le motivazioni del ministro
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Secondo Valditara, intervenire sui genitori può ridurre gli svantaggi degli alunni stranieri: «non si può perdere a casa quello che si impara a scuola», ha detto, sottolineando l’importanza che le famiglie conoscano la lingua per dialogare con i docenti. Ha citato i dati sulla dispersione che, a suo avviso, giustificano l’intervento: «Quando vengo a sapere che la dispersione scolastica dei ragazzi stranieri è del 26% e degli italiani del 6% mi preoccupo».

Il ministro ha inoltre avvertito del rischio di scuole de facto segregate quando in classe si concentra un numero elevato di alunni stranieri. Una distribuzione più equilibrata, ha detto, favorirebbe l’apprendimento della lingua e l’assimilazione dei valori della comunità scolastica.
Provvedimenti già annunciati e quadro normativo
Nei giorni scorsi Valditara aveva anche annunciato l’intenzione di rendere operativo un limite del 30% di studenti stranieri per classe, misura che secondo il ministro riprenderebbe una direttiva del 2010 finora applicata con scarsa rigidità. In un’intervista a La Verità ha parlato di un “rafforzamento” dei controlli e di un maggior coordinamento degli uffici scolastici territoriali per far rispettare il tetto.
Lo stesso ministro ha evocato altre ipotesi già riportate sulla stampa: dalla possibilità di corsi di lingua per i genitori, al divieto del burqa, fino alla convocazione di una grande assise in novembre per discutere dell’integrazione degli alunni stranieri. In alcune interviste Valditara ha anche accennato a misure più severe, come la revoca del permesso di soggiorno per genitori che non garantiscano la frequenza scolastica e sanzioni penali fino a due anni per chi non manda i figli a scuola.
La risposta dei sindacati
La Flc-Cgil ha respinto le proposte definendole «una visione miope della scuola e dei processi di integrazione». Il sindacato critica in particolare l’idea di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori, sostenendo che si tratterebbe di una «sanzione imposta per decreto» e non di una reale politica d’inclusione.
Secondo la Flc-Cgil, l’imposizione di obblighi rischia di allontanare le famiglie invece di avvicinarle alla scuola: «l’imposizione di un obbligo, infatti, non avvicina le famiglie alla scuola, le criminalizza», avverte il sindacato.
Cosa succederà nei prossimi mesi
Valditara segue da anni l’obiettivo di ridurre il divario di preparazione segnalato anche dai rapporti Invalsi, che indicano criticità nel rendimento complessivo. Resta da vedere come verranno tradotte in atti pratici le misure annunciate e se le carte e i progetti che il ministro ha menzionato troveranno applicazione concreta nelle scuole.











