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Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, lancia un monito al centrosinistra: più che discutere all’infinito sulle regole interne, serve un candidato e un programma chiaro. Secondo lui l’opinione pubblica del campo largo è poco propensa alle primarie e il rischio reale è che la paralisi politica faccia perdere tempo sui temi concreti.
Scetticismo sull’uso delle primarie
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De Pascale racconta di aver percepito alle feste dell’Unità un clima di disagio verso l’ipotesi dei gazebo. Secondo il presidente regionale, se si misurasse il sentiment tra gli elettori del centrosinistra prevalerebbe un giudizio contrario sulle primarie.

Nonostante questo, precisa di non temere lo strumento: si fida della capacità del popolo di coalizione di rispettare il risultato e di ricompattarsi per la campagna elettorale. Quello che lo preoccupa maggiormente è la «paralisi»: continuare a discutere su chi scegliere anziché lavorare su sanità, lavoro, sicurezza e altri temi di interesse pubblico.
Tre scenari per la leadership
De Pascale individua tre strade possibili per decidere la guida del centrosinistra: affidare la leadership a chi prenderà più voti alle elezioni, ricorrere alle primarie di coalizione, oppure puntare su una figura terza.
Invita esplicitamente i due leader principali — la segretaria del Pd, Elly Schlein, e Giuseppe Conte — a confrontarsi privatamente per uscire da un’impasse e presentare una proposta condivisa. A suo avviso la scelta spetta a loro e va presa in fretta.
Unità del consenso e ruolo del Pd
Il presidente sottolinea che il centrosinistra è stimato intorno al 44-45% e che chi si candiderà dovrà essere in grado di tenere insieme quel consenso. Pur dichiarando stima per la segretaria del Pd, de Pascale respinge l’idea di un automatismo che assegni la guida della coalizione al partito più grande.
Riguardo a eventuali divisioni interne — per esempio su un presunto filone «contiano» nel Pd — afferma che esistono rapporti positivi con Conte anche tra esponenti dem, ma che in caso di primarie il partito si schiererebbe compatto a sostegno della segretaria.
Il dibattito sulla lista e la scelta simbolica
Sul tema circolato di indicare simbolicamente nomi come un 18enne o un partigiano sulla scheda elettorale, de Pascale parla di provocazione legata a possibili scenari di legge elettorale discutibili. Trova invece inaccettabile l’idea di dire agli elettori che il nome del premier verrà reso noto soltanto dopo il voto.
Ucraina: strategia per la pace, non solo contabilità di armi
Sul conflitto in Ucraina, de Pascale si dice solidale con il popolo ucraino ma invita a spostare il confronto dalla quantità di armamenti alla strategia per promuovere una soluzione. Si interroga su cosa stiano facendo l’Italia e l’Europa per favorire la pace e critica una dipendenza decisionale dagli Stati Uniti.

Citando iniziative internazionali — secondo lui promosse anche da intelligence e Santa Sede — osserva che la Ue sembra poco protagonista. Conclude che, sulle posizioni da tenere, le differenze all’interno del centrosinistra sono probabilmente meno profonde di quanto si creda.
Scadenze e calendario politico
De Pascale propone un cronoprogramma netto: settembre per definire il perimetro della coalizione e individuare quattro punti forti di programma; entro l’anno la scelta del candidato o della candidata; il 2027 è l’anno elettorale e dal 1° gennaio il centrosinistra deve essere pronto a governare in qualsiasi momento.
Per lui il tempo stringe e la priorità è superare l’immobilismo per riportare l’attenzione sui contenuti che contano per gli elettori.











