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A Jackson Hole Kevin Warsh, intervenuto per la prima volta da governatore, ha riconosciuto apertamente che l’inflazione «preoccupa» e può risultare «dannosa» per l’economia. Ha poi ribadito che saranno i dati a guidare la politica della Federal Reserve e che la banca centrale deve restare «umile e mai ingenua».
Un discorso più netto del solito
Warsh garantisce che la Fed interverrà: tassi in rialzo se l’inflazione non scende
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Sul palco del simposio dei banchieri centrali Warsh ha evitato annunci formali sui tassi, ma ha tracciato una linea più franca rispetto ai messaggi precedenti. «Se l’inflazione di fondo non si muove verso l’obiettivo in modo chiaro e a velocità sufficiente», ha avvertito, «abbiamo del lavoro da fare».
Ha citato la misura che la Fed osserva con maggiore attenzione, il PCE, spiegando che è al 3,7% su base annua, ma sale al 4,1% se si considera l’ultimo semestre. Per Warsh il rallentamento visto in primavera sembra essersi interrotto e, dopo aver esaminato «personalmente» ogni voce del paniere, ha osservato che il 54% di beni e servizi è aumentato oltre il 3% nell’ultimo anno, rispetto al 32% medio dei due decenni precedenti alla pandemia.
Da questi numeri Warsh ha tratto una conclusione netta: la responsabilità dei 65 mesi di inflazione alta e persistente ricade «interamente» sulla banca centrale. Per questo motivo ha ribadito l’impegno al raggiungimento dell’obiettivo del 2% del PCE, definendolo saldo e non negoziabile.
Senza la guida prospettica tradizionale
Il governatore si è mostrato critico verso la pratica del forward guidance, che ha definito superata. Ha messo in guardia dai rischi di comunicazioni eccessive, che possono portare mercati, imprese e famiglie fuori strada e limitare la libertà di manovra dei responsabili di politica monetaria.
«La Fed dovrebbe essere umile e mai ingenua», ha detto, descrivendo il pericolo di una dinamica in cui i prezzi di mercato guardano la Fed e la Fed guarda i mercati, generando una «sala degli specchi» che offusca i segnali reali dell’economia. Per questo, secondo Warsh, gli economisti devono ricevere il più possibile «segnali non filtrati».
Reazioni dei mercati e prospettive sui tassi
Il discorso ha inciso subito sulle aspettative. Secondo il Fed Watch del CME, la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre è salita al 46% dopo l’intervento, da poco oltre il 30% dei giorni precedenti.

Wall Street ha reagito in modo più frammentato: dopo un’apertura in leggero rialzo gli indici hanno perso terreno subito dopo le parole di Warsh, per poi recuperare nella stessa seduta. Gli investitori hanno impiegato qualche minuto per interpretare un messaggio più diretto del previsto: segnali di rigore, ma non una minaccia immediata e irrevocabile sui tassi.
Contesto globale e pressioni politiche
Il discorso arriva in un quadro di tensioni sui mercati obbligazionari globali. Negli Stati Uniti il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato a metà agosto il raddoppio dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, con un nuovo tetto atteso il 9 settembre. Nel Vecchio continente i rendimenti sono ai massimi: il Bund decennale tedesco ha toccato livelli quinquennali e trentennali storici, mentre in Francia i costi del debito a lungo termine sono sui massimi degli ultimi diciotto anni.
Anche il rapporto con la Casa Bianca resta delicato. Dopo mesi di attacchi pubblici a Jerome Powell, la strategia del presidente Usa nei confronti di Warsh è sembrata più sottile. Su un volo ufficiale è arrivata una difesa parziale: «Kevin è fantastico, ma ha comitato e dei membri che sono molto politici», parole che proteggono il governatore e allo stesso tempo spostano altrove eventuali responsabilità future.
Cosa resta in vista
Warsh ha lasciato aperta la porta a una possibile stretta a settembre, pur senza promesse preventive. Almeno tre membri del comitato — Hammack, Logan e Kashkari — avrebbero già manifestato disponibilità a votare per un rialzo il 16 settembre.
Con le elezioni di midterm nel mirino e prezzi dell’energia e tensioni geopolitiche che riaccendono la pressione inflazionistica, la Fed si trova di nuovo sotto i riflettori. Per Warsh la priorità resta chiara: se i dati non confermeranno un chiaro avvicinamento al target, la banca centrale dovrà agire.











