Petrolio e inflazione riaccendono allarme: incontro Lagarde-Warsh riapre il dibattito sui tassi

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Christine Lagarde è arrivata a Washington per colloqui diretti con il presidente della Fed Kevin Warsh e il segretario al Tesoro Scott Bessent, in un momento di rinnovata tensione sui mercati dopo l’escalation fra Iran e Stati Uniti. Al centro degli incontri la solita domanda cruciale: quanto spazio resta per nuovi rialzi dei tassi su entrambi i lati dell’Atlantico?

Un viaggio fuori programma e la continuità di un rapporto nato a Sintra

La visita di Lagarde non figurava nell’agenda settimanale della Banca centrale europea e il suo arrivo è stato reso noto solo pochi giorni prima. Non c’è stata alcuna convocazione straordinaria del Consiglio direttivo a Francoforte né un comunicato congiunto con la Federal Reserve.

Il volo verso la capitale statunitense segue però il clima di intesa emerso alla fine di giugno al Forum di Sintra, dove, secondo ricostruzioni, il rapporto personale tra i governatori della Bce e della Fed è risultato più solido del previsto. Lì Warsh aveva risposto a sospetti su un possibile allineamento alle pressioni politiche con una serie di colloqui riservati, incluso un pranzo prolungato con Lagarde nel cortile del convento che ospitava il forum.

I rischi che hanno spinto all’incontro

Oltre a temi strutturali come gli squilibri commerciali con la Cina, il trattamento delle società tecnologiche e la sicurezza informatica del settore finanziario, la preoccupazione prioritaria è il possibile scossone dei mercati.

Lo stesso Comitato europeo per i rischi sistemici (Esrb) ha evidenziato, nel rapporto pubblicato il giorno del viaggio, che le tensioni in Medio Oriente hanno «accentuato i rischi di ribasso» per l’economia e che una nuova escalation potrebbe provocare «correzioni di mercato brusche e disordinate».

Movimenti immediati sui prezzi dell’energia e sulle piazze

I primi segnali di reazione si sono visti subito: il Brent è tornato sopra i 79 dollari al barile con un balzo giornaliero superiore al 4%, mentre il gas è salito del 5,7% a 51,7 euro al megawattora, il livello più alto dal 19 maggio.

Le borse hanno registrato movimenti differenziati. In Asia, il Kospi ha chiuso in forte calo, mentre Tokyo e Shanghai hanno segnato perdite intorno al 2%. In Europa i listini hanno terminato la seduta in leggero rialzo, con Milano in testa e Parigi e Francoforte a seguire. Wall Street ha mostrato atteggiamento prudente.

Perché l’inflazione è il fattore decisivo

L’inflazione resta l’elemento che può realmente determinare le mosse future delle banche centrali. È alle dinamiche dei prezzi al consumo che si lega la domanda su quanto ancora stringere la politica monetaria, per evitare che rincari energetici e tensioni commerciali si traducano in pressioni sui salari e sulle aspettative.

Negli Stati Uniti il quadro interno alla Fed era già mutato in precedenza: alla riunione del 17 giugno Warsh aveva mantenuto i tassi fra il 3,5 e il 3,75%, ma le proiezioni interne mostravano un aumento delle stime di inflazione per il 2026, passate dal 2,7% al 3,6%, e alcuni membri del comitato ritenevano necessario almeno un rialzo entro l’anno.

La posizione della Bce e le scommesse dei mercati

In Europa la Bce ha anticipato la stretta l’11 giugno, portando i tassi al 2,25% per la prima volta dopo tre anni. Lagarde ha descritto quella decisione come una risposta diretta allo shock energetico legato al conflitto, con proiezioni che ipotizzavano altri rialzi nel corso dell’anno.

La tregua tra Washington e Teheran e la riapertura dello Stretto di Hormuz avevano temporaneamente ridotto le pressioni sui prezzi, ma la nuova escalation ha invertito la rotta. Le probabilità percepite dal mercato di un ulteriore rialzo della Bce entro l’anno sono salite significativamente, così come si è rafforzata l’aspettativa di aggiustamenti anche per la Fed.

Cosa guardare nelle prossime settimane

Il vero banco di prova arriverà con le riunioni di politica monetaria di fine mese: prima la Bce il 23 luglio, poi la Fed il 28 e 29 luglio. Saranno quei round a chiarire se il dialogo e il feeling emersi a Sintra si tradurranno in una stretta coordinata sui tassi o resteranno solo un episodio di intesa personale.

In mezzo restano le brillante incognite del mercato: i dati sull’inflazione, i risultati trimestrali delle grandi banche e l’evoluzione geopolitica. Per gli investitori, come osservano consulenti di mercato, la priorità resta la cautela: alla fine saranno i numeri a dettare i limiti delle scelte di politica monetaria.

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