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Gli sconti sul carburante non bastano a frenare il caro benzina e possono anzi spingere le persone a consumare di più, avverte Davide Tabarelli, presidente di Nomisma, in un’intervista a Repubblica. Pur ammettendo che prorogare nell’immediato lo sconto di 17 centesimi sarebbe una scelta politica plausibile, l’economista la descrive come una soluzione sbagliata sul piano economico.
Perché gli sconti non risolvono il problema
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Tabarelli sostiene che abbassare le imposte sul carburante favorisce i consumi e distribuisce il vantaggio in modo indifferenziato. In pratica, il beneficiario dello sconto è “chi guida il Suv o la Ferrari” così come chi usa l’auto per necessità quotidiane.

Il presidente di Nomisma torna su un punto netto: “I consumatori devono pagare di più e ridurre i consumi”, una proposta pensata per ridurre la domanda e, conseguentemente, la pressione sui prezzi.
Le alternative suggerite
Secondo Tabarelli, le misure di sostegno dovrebbero essere più mirate. Ha proposto l’uso di crediti d’imposta o di aiuti che non siano legati direttamente al prezzo del carburante, per concentrare il supporto su chi è effettivamente in difficoltà.

Tra i consigli pratici compare anche uno più semplice: moderare la velocità in autostrada per consumare meno carburante. È un suggerimento immediato, che non richiede interventi legislativi ma può avere un impatto sui consumi personali.
Il messaggio generale è chiaro: politiche universali sul prezzo del carburante offrono sollievo rapido ma distribuiscono risorse in modo non selettivo, mentre interventi mirati cercano di sostenere le fasce più vulnerabili senza incentivare un maggior uso dei veicoli.
Le implicazioni per le scelte di politica economica
La posizione di Tabarelli mette in evidenza il classico trade-off tra sollievo immediato e efficienza economica. Scegliere sussidi generalizzati significa aiutare tutti, ma rischia di mantenere elevata la domanda di carburante.
Per i decisori pubblici la domanda diventa dunque se privilegiare la rapidità dell’intervento o la precisione della misura. Tabarelli spinge verso strumenti selettivi, per limitare l’effetto incentivante sui consumi e indirizzare risorse verso chi ha bisogno.











