Mostra sommario Nascondi sommario
Lo scontro diplomatico tra Mosca e Berlino si è intensificato mentre, contemporaneamente, emissari statunitensi hanno incontrato il presidente russo cercando di rilanciare un percorso negoziale per la tregua in Ucraina. I due fronti raccontano scenari contrastanti: da un lato ritorsioni consolari e parole allarmanti, dall’altro segnali di cauta apertura al dialogo.
La risposta di Mosca alla mossa tedesca
Benzina cara: Schlein propone tassare gli extraprofitti, Tabarelli invita a ridurre i consumi
Gaza sotto nuovi raid israeliani: esplosioni nella tendopoli, fuga e caos
Sei giorni dopo la decisione del governo di Berlino di chiudere il consolato russo a Bonn, sospendere l’attività della cosiddetta «Casa russa» a Berlino e inasprire i controlli su persone e strutture, il Cremlino ha risposto con una contromisura diplomatica. Il ministero degli Esteri russo ha annunciato la revoca del consenso all’attività del Consolato Generale della Germania a San Pietroburgo, stabilendo che la missione dovrà cessare le operazioni entro il 18 settembre 2026 e che il personale lascerà il paese entro quella data.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha definito la situazione in termini molto duri, parlando addirittura di un possibile «inizio di una guerra». Al momento non è chiaro se tali parole preludano a un’escalation reale o siano parte della retorica diplomatica in un periodo di forti tensioni tra la Federazione e l’Unione europea.
Il tentativo diplomatico con Putin
Nel frattempo, a Mosca si è tenuto un incontro tra il presidente Vladimir Putin e due inviati statunitensi: Steve Witkoff, incaricato per il dossier ucraino, e Jared Kushner, consigliere ed ex genero dell’ex presidente Donald Trump. Al termine del colloquio le parti hanno mostrato ottimismo, definendo il confronto costruttivo.

Witkoff ha parlato di «progressi sostanziali», mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha descritto l’esito come «un piccolo passo verso la pace», senza escludere la possibilità di un nuovo scambio telefonico tra Putin e il presidente degli Stati Uniti.
La reazione di Kiev e i nodi sul tavolo
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha accolto con prudenza il nuovo tentativo diplomatico. Su X ha sottolineato l’importanza di mantenere aperto il canale politico e di proseguire il lavoro con i partner per garantire risultati concreti in vista dell’inverno.
Zelensky ha indicato come punti centrali le esigenze di difesa aerea, la cooperazione tecnologica e il cosiddetto «pacchetto invernale» necessario per superare la stagione fredda. Ha aggiunto che l’Ucraina presenterà proposte costruttive e che sono in corso coordinamenti per i prossimi passi e nuovi incontri.
Valutazioni divergenti tra alleati e fonti internazionali
Da Parigi arrivano segnali che suggeriscono un possibile cambio di tono di Mosca. Fonti dell’Eliseo riferiscono che i negoziatori americani a Kiev avrebbero parlato con esponenti europei di una «nuova disponibilità russa a negoziare» dopo le elezioni alla Duma, previste tra il 18 e il 20 settembre, e della necessità di prepararsi a una ripresa dei colloqui.
Al contempo, un’inchiesta di Bloomberg dipinge uno scenario opposto: secondo l’agenzia, Putin rimarrebbe deciso a proseguire l’offensiva e mira al controllo del Donetsk, obiettivo che, sempre secondo quelle fonti, il Cremlino ritiene raggiungibile entro sei mesi.
La situazione rimane fluida. Da un lato permangono rappresaglie diplomatiche che aggravano il clima tra Mosca e l’Europa; dall’altro, contatti e dichiarazioni offrono una finestra di opportunità, seppure incerta, per riaprire il negoziato. Per ora, gli sviluppi chiave da monitorare sono le prossime mosse diplomatiche, eventuali contatti diretti tra leader e il modo in cui le necessità operative dell’Ucraina verranno affrontate prima dell’inverno.











