Mostra sommario Nascondi sommario
A Massa, la Villa dei Malaspina — sede del museo intitolato a Gigi Guadagnucci — ospita Astratto Organico, mostra che riunisce sei figure della scultura del Novecento per indagare il rapporto tra astrazione e forme naturali. L’esposizione, aperta fino al 7 ottobre, presenta opere di Henry Moore, Agustin Cárdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska.
Una cornice storica e materiale
Warsh garantisce che la Fed interverrà: tassi in rialzo se l’inflazione non scende
Ondata di caldo in Ungheria: il Parlamento di Budapest spegne le luci per risparmiare energia
La scelta della Villa non è casuale. Il museo dedicato a Guadagnucci nasce da una ricerca intimamente legata alla materia, al paesaggio e alla lavorazione del marmo. Qui l’incontro tra la tradizione della zona apuo-versiliese e le correnti europee del secolo scorso trova una sede fisica e simbolica.

Nel parco che circonda la villa spicca la grande scultura in marmo rosa di Antoine Poncet, Fugue Lacustre, posizionata come una soglia che dialoga anche cromaticamente con la facciata della dimora. Il curatore, Mirco Taddeucci, sottolinea come questo contesto permetta alle opere di misurarsi con gli stessi materiali e i laboratori in cui sono nate.
Il senso del titolo
Il nome Astratto Organico mette in luce la tensione tra due poli: l’astrazione, che sottrae la figura alla copia letterale del reale, e l’organico, che conserva ritmi e dinamiche del mondo vivente. Per Taddeucci, l’idea è mostrare opere che non descrivono direttamente il corpo o la natura, ma che ne mantengono la memoria e l’energia come principio generativo.
Presenze femminili decisive
La rassegna mette in risalto anche la rilevanza di due scultrici spesso rimaste ai margini del racconto canonico: Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska. Entrambe hanno sviluppato linguaggi distinti e riconoscibili.
Penalba predilige soluzioni verticali e tensioni quasi vegetali, mentre Papa Rostkowska lavora con un rapporto più diretto e fisico con la materia, da cui emergono figure corporee, animali o metamorfosi. Secondo il curatore, la forza delle loro opere rispecchia anche il carattere e la determinazione con cui hanno affrontato la pratica artistica nel XX secolo.
Il vuoto come protagonista
Un filo conduttore della mostra è la presenza del vuoto come elemento formativo. Richiamando una nota osservazione di Henry Moore del 1937, Taddeucci ricorda che il primo foro aperto nella pietra si rivela come una scoperta: il vuoto non è semplice mancanza, ma diventa forma che mette in relazione gli spazi e trasforma la percezione dell’opera.

Questa concezione emerge anche nelle opere che hanno preceduto e accompagnato la mostra: il vuoto non è ciò che resta dopo la sottrazione, ma un «presente» attivo che accoglie il paesaggio, modifica la vista e partecipa alla drammaturgia plastica.
Sintesi, essenzialità e potenza
La scelta di lavorare per sottrazione è evidente in pezzi come il Profilo n. 1 di Alberto Viani, esposto in mostra. Qui la figura si riduce a linee essenziali e a pochi elementi, ma proprio questa economia di mezzi ne amplifica la presenza.
Per il curatore, l’essenziale non coincide con il minimo: è piuttosto la capacità di una forma di racchiudere un valore potenziale maggiore. L’analogia evocata è quella della ghianda che contiene la quercia, immagine che aiuta a pensare alla semplificazione come a un deposito di possibilità.
Astratto Organico invita così a guardare la scultura del Novecento non solo come esercizio di stile, ma come ricerca di forze invisibili — equilibrio, crescita, rapporto tra pieno e vuoto — che continuano a parlare anche fuori dal museo, in un paesaggio dove materia e idea si confrontano.











