A Marzabotto emerge un pozzo rituale etrusco con bronzi e scheletri nel santuario di Uni

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A poche settimane dalla riapertura rinnovata del MNEMA di Marzabotto, gli archeologi dell’Università di Bologna hanno portato alla luce un pozzo sacro nella città etrusca di Kainua. Il rinvenimento, con offerte votive in bronzo eccezionalmente conservate e resti umani, offre indizi nuovi sui riti di fondazione e sulla vita religiosa dell’insediamento.

Un pozzo nel cuore dell’area sacra

Lo scavo, condotto durante la XXXIX campagna dell’Ateneo nel Parco archeologico di Kainua, ha interessato il complesso sacro dove si trovano i grandi templi dedicati a Tinia e a Uni, oltre a tracce del culto di Vei, la figura associata alla fertilità. Il pozzo scoperto è rivestito da ciottoli ed è profondo 4,40 metri.

Scavo di un pozzo profondo con rivestimento di ciottoli nel sito archeologico di Kainua
Il pozzo rituale etrusco profondo 4,40 metri, rivestito da ciottoli, nel cuore dell’area sacra di Kainua.

Più che un semplice serbatoio d’acqua, gli archeologi lo interpretano come un luogo di mediazione tra il mondo umano e le divinità della terra e delle acque. Tra i più di cinquanta pozzi già noti nella città, questo si distingue per lo stato di conservazione e per la possibilità di ricostruire in modo quasi completo il rito di fondazione, databile tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C.

Korai, oggetti votivi e una nuova iscrizione

Sul fondo sono affiorati materiali metallici in condizioni straordinarie: due statuette femminili in bronzo del tipo Korai, rimaste lucide perché immerse nell’acqua, portano tunica, mantello e un diadema. Compiono il gesto dell’offerta, probabilmente di un frutto o di un fiore; una delle figure pesa oltre 1,4 chilogrammi di bronzo.

Statuette femminili in bronzo di tipo Korai con tunica e diadema, rinvenute nel pozzo etrusco
Le statuette bronzee del tipo Korai rinvenute nel pozzo: figure votive con tunica e diadema, eccezionalmente conservate.

Accanto alle statuette gli archeologi hanno trovato un raro piatto in bronzo, brocche ceramiche funzionali al rito, una chiave integra e l’applique di un vaso con cavalli alati. Tra i reperti è emersa anche una nuova iscrizione etrusca riferibile alla dea Cavatha, divinità collegata ai moti della terra e ai cicli di fertilità.

Scheletri a tre metri e mezzo: un rito di chiusura?

A circa 3,5 metri di profondità sono stati recuperati i resti scheletrici di due individui. Una prima analisi antropologica, coordinata da Maria Giovanna Belcastro, indica la presenza di una donna anziana e di un uomo giovane.

La posizione e il contesto suggeriscono che si tratti di una deposizione rituale legata al riempimento del pozzo, cioè al suo atto finale di utilizzo. Tuttavia saranno le analisi interdisciplinari — radiocarbonio, studi isotopici e DNA — a definire cronologia, provenienza e significato esatto della sepoltura.

Lo scavo ha restituito anche una ricca serie di resti vegetali e faunistici, tra cui foglie e ossa di mammiferi e uccelli, che permetteranno di ricostruire il paesaggio naturale attorno a Kainua.

Cooperazione tra istituzioni e destinazione museale

La campagna è stata finanziata con 140.000 euro dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura nell’ambito dell’accordo quadro firmato nel 2023 tra l’Università di Bologna e il MNEMA. Le indagini sono dirette da Elisabetta Govi.

Determinante è risultata la collaborazione con il Gruppo Ravennate Archeologico, esperto nello scavo di pozzi e reti idriche, che ha permesso di operare in sicurezza nonostante la presenza di falda. Il prolungamento della campagna per due settimane nel 2026 ha favorito l’individuazione del pozzo.

Verso le sale del MNEMA

I reperti saranno integrati nel percorso espositivo del MNEMA – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto dopo le necessarie indagini conservativi-diagnostiche. La scelta segue il riallestimento inaugurato lo scorso giugno, pensato per mostrare Kainua come un sito in continua trasformazione.

Il nuovo allestimento, denominato Vivere Kainua, mira a superare la separazione netta tra museo e area archeologica. Progettato da Fabio Fornasari sul concept sviluppato con Roberto Zancan dell’HEAD di Ginevra, il museo ospita già interventi di arte contemporanea, tra cui Eva Marisaldi con Under the Same Sky. La scoperta del pozzo rafforza l’idea di un’istituzione che espone i risultati della ricerca mentre questi vengono prodotti.

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