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Dietro ogni lotto battuto all’asta non c’è solo il prezzo segnato dal martelletto, ma anche il costo reale sostenuto dall’acquirente. Capire la differenza tra questi due importi è fondamentale per chi compra arte: la chiave di volta è il buyer’s premium, la commissione che fa lievitare il totale finale.
Il prezzo “battuto” e il prezzo pagato
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Quando l’asta si chiude, il banditore pronuncia il prezzo di aggiudicazione — il cosiddetto hammer price — ma quel numero non corrisponde quasi mai a quello che viene effettivamente versato. Sulla somma annunciata si applica infatti una commissione a carico dell’acquirente. È questo scarto che spiega casi come il dipinto di Mark Rothko, No. 15 (Two Greens and Red Stripe) del 1964, aggiudicato da Christie’s in sala per 85 milioni di dollari ma reso pubblico a 98,4 milioni.
Lo stesso meccanismo si è visto su piazze diverse: le Ninfee di Monet del 1907 hanno fissato il record europeo per l’artista a 40,8 milioni di sterline, anche se il martello a New Bond Street aveva battuto a 35 milioni. Un altro esempio recente riguarda il set di quattro fontane “Grenouille” di François-Xavier Lalanne (1981), dalla collezione di Alexandra Marshall, dove l’offerta si è fermata a 5,1 milioni, ma il prezzo finale dichiarato è risultato di 6,3 milioni.

Cos’è e come si calcola il buyer’s premium
Il buyer’s premium è la commissione che le case d’asta addebitano all’acquirente. Di solito è strutturata a scaglioni: percentuali diverse vengono applicate a porzioni differenti del prezzo di aggiudicazione.

Le tariffe variano in base alla casa d’aste e alla sede geografica. Per questo motivo è importante consultare il catalogo o la piattaforma online prima di partecipare: lì sono indicate con precisione le percentuali e gli scaglioni applicati.
Per i collezionisti, un calcolo obbligato
Per chi vuole fare un’offerta, il buyer’s premium non è un dettaglio trascurabile ma parte integrante del budget. Stabilire un tetto massimo significa considerare non solo il valore percepito dell’opera, ma anche la commissione d’acquisto, eventuali imposte e costi accessori come trasporto e assicurazione.

Una storia di trasparenza
La pratica del premio all’acquirente non è nuova: nel 1975 Christie’s e Sotheby’s introdussero a Londra un premio moderno del 10%. Da allora la comunicazione su questi costi è diventata progressivamente più chiara.
Oggi i cataloghi cartacei e le pagine web delle case d’asta espongono le percentuali in anticipo, consentendo ai partecipanti di quantificare il costo complessivo prima di alzare la mano o inserire un’offerta online. È un’abitudine consigliabile, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mercato delle aste.
Perché è utile saperlo
Conoscere il funzionamento del buyer’s premium aiuta a evitare sorprese e a valutare meglio le opportunità d’acquisto. Non si tratta solo di contabilità: è una questione di strategia di mercato e di gestione del rischio per collezionisti e investitori.











