Guerra in Iran, 7 agosto: fonti Usa: accordo imminente Iran-Oman sui pedaggi di Hormuz

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Donald Trump afferma che l’Iran cerca un’intesa per evitare bombardamenti, mentre negoziati con l’Oman potrebbero presto riaprire lo Stretto di Hormuz. Sul fronte regionale, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato un patto di difesa che ha già provocato duri commenti da Teheran; nel frattempo i media riferiscono che la figura di vertice Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni critiche.

Trattative sullo Stretto: segnali di disgelo diplomatico

Secondo un alto funzionario statunitense citato da Reuters, Iran e Oman sarebbero in dirittura d’arrivo per un accordo che regolerebbe il transito commerciale nello Stretto di Hormuz. La fonte ha detto di aspettarsi una definizione «a breve» e ha aggiunto che, una volta ripristinati flussi regolari delle navi, gli Stati Uniti potrebbero revocare il blocco dei porti meridionali iraniani.

Navi cisterna in transito nello Stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio mondiale di petrolio
Lo Stretto di Hormuz è cruciale per il transito del petrolio mondiale

Il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha indicato che l’intesa potrebbe prevedere una riapertura temporanea dello Stretto per 30-60 giorni, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia. Bessent ha inoltre sottolineato le difficoltà economiche dell’Iran, citando un’inflazione molto elevata e problemi nel pagamento degli stipendi militari.

Fonti diplomatiche consultate da Axios raccontano che il team negoziale iraniano attende l’ok del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale per ratificare l’intesa con l’Oman e gli Stati Uniti. Anche il presidente Trump ha dichiarato di essere coinvolto nelle trattative e di ritenere possibile una riapertura dello Stretto «presto».

Patto di difesa a Gedda e le reazioni

A Gedda è stato siglato un accordo sulla difesa fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. I leader coinvolti hanno descritto il patto come uno strumento di deterrenza collettiva, con l’impegno che «un attacco a uno è un attacco a tutti». Il premier pakistano Shehbaz Sharif lo ha definito uno «scudo di pace per le generazioni a venire».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che il patto non è diretto contro alcun Paese ed è aperto ad altri Stati interessati alla stabilità regionale. Dalla diplomazia saudita è arrivata la precisazione che l’intesa non mira a creare un asse settario né a minacciare relazioni internazionali esistenti.

Teheran ha risposto con scetticismo. Un membro della commissione per la sicurezza del parlamento iraniano ha affermato che un accordo «sulla carta» non garantirà la sicurezza saudita e ha invitato Riad a rivedere le proprie politiche per non dover «mendicare» protezione esterna.

Escalation militare: raid e vittime

I ribelli Houthi hanno intensificato gli attacchi, colpendo aree residenziali e campi profughi a Marib. Il ministro della Salute yemenita ha riferito di almeno due civili uccisi e quattordici feriti. Fonti yemenite riferiscono anche di intercettazioni e abbattimenti di droni Houthi da parte delle difese aeree.

Danni causati da attacchi militari in aree urbane e campi profughi
Gli attacchi Houthi hanno colpito aree civili e campi profughi a Marib

Una fonte vicina all’esercito saudita ha avvertito che la coalizione guidata da Riad che sostiene il governo yemenita non resterà passiva davanti all’escalation, pur sostenendo di non cercare un’ulteriore intensificazione del conflitto.

Nel frattempo, scontri e raid proseguono anche in Cisgiordania. Media palestinesi e agenzie internazionali riferiscono di diversi feriti dopo operazioni israeliane in vari villaggi e campi profughi.

Misure economiche e finanziarie

Il dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto sanzioni contro una piattaforma di scambio di criptovalute con sede a Dubai, ritenuta centrale in un sistema che avrebbe mosso milioni di dollari per conto delle Guardie della Rivoluzione iraniane. L’inchiesta a cui si fa riferimento aveva indicato l’exchange, identificato come Shelbit, come un nodo nei meccanismi di elusione delle sanzioni.

Oltre alle aziende, è stato sanzionato il fondatore della piattaforma, indicato dalle autorità statunitensi come fornitore di supporto materiale a gruppi legati allo Stato iraniano.

Salute della Guida Suprema: rapporti confusi e fonti anonime

Più fonti vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian, citate da IranWire, sostengono che Mojtaba Khamenei, nominato Guida Suprema dopo l’uccisione del padre, sarebbe in condizioni «estremamente critiche» e potrebbe essere in punto di morte. Le informazioni provengono da persone anonime e non ci sono al momento conferme ufficiali; la circostanza rimane dunque verificata solo dai media che le riportano.

Il presidente Pezeshkian ha definito difficile l’interazione con la Guida Suprema in una recente intervista televisiva, ma le apparizioni pubbliche di Mojtaba Khamenei si mantengono rare, secondo quanto riferito dai media statali iraniani.

Altri sviluppi rilevanti

Tra le notizie della giornata: il Senato Usa ha approvato un pacchetto di sanzioni rivolte a Russia e Iran, testo che include nuove restrizioni anche ai settori armamenti ed energia; il direttore dello Shin Bet ha avvertito che alcune iniziative di pace potrebbero essere interpretate da Hamas come una vittoria politica; e il Wall Street Journal riporta che il presidente Trump ha ordinato indagini su presunte fughe di notizie relative alle scorte di munizioni del Pentagono.

La situazione resta fluida su più fronti. I negoziati sullo Stretto, il rafforzamento dei legami militari nella regione e l’intensificarsi degli attacchi rappresentano fattori che potrebbero rimodellare rapidamente gli equilibri nel Medio Oriente.

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