Mostra sommario Nascondi sommario
L’Italia sembra aver messo a freno la caduta attesa dall’onda di shock internazionali: l’Ufficio parlamentare di bilancio rivede al rialzo la crescita prevista per il 2026, mentre il governo apre in Parlamento la trattativa con Bruxelles su margini di spesa straordinari per difesa ed energia. Sul tavolo, però, restano rischi significativi legati al contesto esterno e all’attuazione dei piani nazionali.
L’Upb rivede le stime: +0,9% per il 2026
Premio Combat 2026: i vincitori della XVII edizione, elenco per categoria
Esecutivo apre il dossier sulla flessibilità: 36 miliardi al di fuori dei vincoli Ue
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha aggiornato le sue previsioni sul Pil italiano per il 2026, portandole a un +0,9%. Si tratta di un rialzo rispetto alle attese precedenti e di una lettura che fotografa, a prima vista, una resilienza del sistema economico nazionale.

La nuova valutazione mette l’Italia in una posizione migliore rispetto al parametro prudenziale indicato dall’esecutivo, fissato sul 0,6%. Il dato viene letto come un segnale incoraggiante, ma non elimina le incertezze che pesano sull’orizzonte macroeconomico.
Giorgetti porta la richiesta in Parlamento
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha avviato l’informativa al Parlamento che segna l’inizio dell’iter per chiedere all’Unione europea una maggiore flessibilità di bilancio. L’obiettivo dichiarato è ottenere risorse aggiuntive, indicate in circa 35-36 miliardi, destinate principalmente a spese per la difesa e per l’energia.
Si tratta di una manovra che punta a creare margini finanziari straordinari per fronteggiare esigenze considerate prioritarie dal governo. L’iter parlamentare servirà a chiarire nel dettaglio le finalità e la distribuzione delle risorse richieste a Bruxelles.
I rischi che restano sullo sfondo
Nonostante il quadro più positivo sulle stime, l’Upb evidenzia fattori di rischio che potrebbero frenare la crescita. Alcuni sono legati a variabili internazionali; altri riguardano dinamiche interne complesse da governare.
- Il contesto geopolitico e gli shock esterni.
- La volatilità dei prezzi energetici.
- L’attuazione del Pnrr e i tempi di spesa dei fondi europei.
Questi elementi restano determinanti per l’evoluzione della congiuntura. Per questo, osservatori e istituzioni continueranno a monitorare sia le negoziazioni con Bruxelles sia l’impatto delle scelte di politica economica sul medio termine.











