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- Cosa prevede lo spazio extra e come si articola
- Energia: solo investimenti strutturali, niente sussidi ai fossili
- Difesa: mix di investimenti e spese correnti
- Il confronto politico e la modifica della risoluzione
- Tempistica e vincoli di bilancio
- Come potrebbero essere usati i 14 miliardi per l’energia
Il governo intende chiedere a Bruxelles l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per sostenere spese in energia e difesa negli anni a venire. L’operazione promette uno spazio finanziario limitato ma rilevante: circa 35-36 miliardi complessivi da impiegare su interventi strutturali e oneri operativi.
Cosa prevede lo spazio extra e come si articola
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Secondo la versione illustrata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’attivazione offrirebbe uno scostamento pari allo 1,5% del Pil nel triennio a partire dal 2026. Su questo arco temporale la dotazione sarebbe ripartita in circa 14 miliardi per l’energia e 21-22 miliardi per la difesa, con un totale stimato intorno ai 35-36 miliardi.
La Camera ha già approvato la risoluzione di maggioranza con 181 voti a favore; il Senato dovrebbe votare a breve. L’intenzione ufficiale è usare queste risorse per finanziare misure considerate strutturali, non sussidi temporanei.

Energia: solo investimenti strutturali, niente sussidi ai fossili
La Commissione Europea, nel via libera preliminare, ha escluso misure temporanee di calmieramento prezzi e ogni forma di sostegno diretto o indiretto ai combustibili fossili. Ciò significa che non sono ammessi né riduzioni straordinarie di accise né ristori emergenziali.

Sono invece finanziabili interventi che aumentino la resilienza del sistema e riducano la dipendenza estera: rete elettrica, stoccaggi, ampliamento della capacità rinnovabile, accumuli e misure di efficienza. In pratica, si punta a spostare risorse verso l’elettrificazione degli usi finali (pompe di calore, veicoli elettrici), reti e sistemi di accumulo.
Difesa: mix di investimenti e spese correnti
Per il settore difesa il perimetro è più ampio. Il piano include sia programmi in conto capitale sia spese correnti legate al funzionamento e all’innalzamento degli organici, funzionali a rendere operative nuove dotazioni.
La Commissione ha imposto tempi stretti e criteri precisi. Giorgetti ha sottolineato la necessità di selezionare voci che possano essere registrate rapidamente in contabilità, tenendo conto della diversa tempistica dei singoli sistemi d’arma. Il controllo sull’addizionalità avverrà su aggregati di spesa, non su elenchi puntuali in fase di presentazione.

Il confronto politico e la modifica della risoluzione
La richiesta ha provocato tensioni parlamentari. Durante il dibattito, esponenti critici hanno contestato l’appello al programma europeo Safe: Edoardo Ziello dei gruppi contrari ha mostrato un cappio, definendo la scelta pericolosa; anche alcuni senatori della Lega hanno espresso riserve.
Per smussare le critiche la formulazione sulla possibilità di ricorrere al Safe è stata modificata. Invece di impegni a considerarlo se offrisse le “migliori condizioni di finanziamento”, ora si parla del ricorso al Safe solo “ove ritenuto complessivamente vantaggioso”, e si precisa che eventuali prestiti europei dovranno essere destinati “in via prevalente a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale”. Giorgetti ha commentato con una battuta sulla soddisfazione generale dei partiti di maggioranza.
Tempistica e vincoli di bilancio
Il calendario indicato prevede l’invio formale della richiesta alla Commissione entro metà agosto. A settembre Bruxelles esaminerà il dossier; un via libera è atteso all’Ecofin di ottobre. Solo dopo quell’ok il governo tornerà in Parlamento per chiedere lo scostamento e inserire le misure nella Legge di Bilancio.

Lo snodo cruciale rimane la compatibilità con i vincoli di finanza pubblica: la clausola consente di deviare dal percorso concordato, ma gli interventi pesano interamente sul deficit. Il ministero ha avvertito che lo scostamento sarà quantificato “in termini puntuali” alla luce dell’aggiornamento dei conti pubblici, previsto a fine settembre.
Resta però un rischio concreto: se il deficit dovesse restare sopra il 3% del Pil, l’Italia potrebbe rimanere nella procedura per deficit eccessivo anche se lo sforamento fosse dovuto alle spese autorizzate dalla clausola. Lo ha esplicitato lo stesso ministro come possibile conseguenza negativa.
Come potrebbero essere usati i 14 miliardi per l’energia
La dotazione indicativa per l’energia ammonta a circa 14 miliardi sul triennio, ovvero circa 7 miliardi l’anno. Dopo il periodo coperto dalla clausola, le politiche dovranno trovare fonti di finanziamento strutturali: proventi dalle aste ETS, l’estensione dell’ETS a trasporti e edifici, e riforme fiscali e degli oneri sull’energia sono tra le ipotesi citate.
Per ora l’Esecutivo non ha preso decisioni definitive. Il think tank ambientalista ECCO suggerisce di concentrare le risorse su interventi per il risparmio energetico negli edifici, l’efficienza industriale e la sostituzione dei mezzi con veicoli elettrici e autobus a emissioni zero.
Lo scostamento atteso in autunno dipenderà anche dall’esito della procedura per deficit eccessivo: è questo elemento, oltre alle valutazioni tecniche, che determinerà se e quanto spazio finanziario di emergenza sarà concretamente disponibile.











