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Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti avrebbero venduto euro per acquistare yen senza informare preventivamente la Banca centrale europea. L’episodio ha provocato forte irritazione a Francoforte e rilanciato dubbi sulla pratica consolidata di coordinamento tra autorità monetarie.
Cosa segnala il Financial Times
Il quotidiano britannico riporta che l’intervento sul mercato valutario in sostegno dello yen, realizzato lo scorso venerdì, è stato comunicato all’Eurotower solo in un secondo momento. I contatti diretti tra la presidente della Bce, Christine Lagarde, e il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, sarebbero avvenuti il giorno successivo all’operazione.
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Perché a Francoforte è scoppiata la polemica
Secondo funzionari europei citati dal giornale, il problema non sarebbe tanto l’intervento in sé, quanto la valuta scelta. Operazioni simili vengono di norma condotte in dollari: usare l’euro implica il coinvolgimento, senza preavviso, di una seconda banca centrale.
Una fonte vicina alle discussioni tra i responsabili politici europei ha definito la mossa “sorprendente” e “triste”, avvertendo che potrebbe erodere decenni di pratiche condivise basate su consultazioni preventive e interventi coordinati.
La risposta del Tesoro americano
Il Tesoro Usa ha risposto tramite un portavoce spiegando che le decisioni sull’allocazione delle riserve del Fondo di stabilizzazione valutaria spettano al Dipartimento, sulla base delle valutazioni condotte assieme alla Federal Reserve. Un alto funzionario dell’amministrazione ha aggiunto che Washington tutela la riservatezza delle discussioni con i partner internazionali, contrariamente a quanto imputato da Francoforte.
Motivi dietro la scelta e ripercussioni sui mercati
Secondo il Financial Times, una spiegazione per l’uso dell’euro è pratica: vendere dollari avrebbe potuto essere interpretato come un tentativo di indebolire il biglietto verde, in contrasto con la posizione pubblica di Bessent a favore di un dollaro forte. Alcuni economisti citati dal giornale suggeriscono inoltre che l’obiettivo fosse evitare che il Giappone liquidasse titoli americani proprio mentre i costi di finanziamento a lungo termine negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli che il quotidiano definisce i più alti degli ultimi 19 anni.
L’impatto sui cambi è stato immediato: lo yen ha cancellato quasi metà dei guadagni ottenuti con l’intervento precedente, alimentando speculazioni su possibili nuove mosse da parte delle autorità giapponesi. Il calo mette in evidenza i limiti degli interventi isolati, di fronte a differenziali di tasso ampi e a fattori di incertezza geopolitica che continuano a pesare sulla valuta nipponica.
La Banca del Giappone, ricorda il FT, aveva lasciato i tassi invariati a luglio pur segnalando rischi di un aumento dei prezzi, un elemento che aggiunge complessità al quadro delle politiche monetarie internazionali.












