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La recente ondata di fusioni e offerte ha rimodellato il panorama bancario italiano ed europeo, creando chiari vincitori e perdenti. Dal successo transfrontaliero di Unicredit all’ingresso dei francesi in Banco Bpm, le mosse dei grandi gruppi e le incertezze del governo segnano nuove geografie di potere.
Unicredit: conquista tedesca e ambizioni oltre confine
Unicredit, guidata da Andrea Orcel, è uscita dall’ultima stagione di acquisizioni con un colpo di rilievo: l’Ops su Commerzbank. L’operazione rafforza la presenza del gruppo in Germania, dove già era attivo tramite Hypo.
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Il governo battuto nella partita sulle banche
Il successo è arrivato nonostante l’opposizione del primo azionista tedesco, lo Stato, che aveva definito l’operazione ostile. Nei prossimi anni servirà tempo per integrare le strutture e i marchi. Alcuni osservatori non escludono che, se non sorgessero problemi, potrebbero essere valutate fusioni ancora più ampie tra le entità coinvolte.
Un ulteriore effetto possibile: un progressivo spostamento del baricentro del gruppo verso la Germania, con l’ingresso di investitori istituzionali tedeschi nel capitale. Resta però una variabile personale e di leadership: il progetto di Orcel richiede continuità, una condizione che il tempo rende meno scontata.
Banco Bpm: da possibile aggregatore a base francese
Banco Bpm ha perso l’occasione di consolidarsi come protagonista nazionale. Il gruppo, dopo la complessa fusione del 2017-2019 e la gestione della fase Covid, non è riuscito a tradurre stabilità in crescita.
Il suo amministratore delegato, Giuseppe Castagna, aveva immaginato un ruolo da aggregatore. Sono però mancate alcune operazioni strategiche e, quando è arrivata l’offerta di Unicredit, l’esecutivo italiano ha bloccato l’operazione usando il golden power, un intervento poi giudicato improprio anche da Commissione Ue e Corte di Giustizia.
La situazione si è complicata quando Intesa ha avviato l’Ops su Mps e Crédit Agricole ha fatto emergere le proprie ambizioni su Banco Bpm. Quel che sembrava un ingresso “di cortesia” dei francesi si è trasformato in un’acquisizione di peso: Crédit Agricole è arrivata a detenere quasi il 30% del capitale e ha manifestato l’intenzione di integrare Banco Bpm con la propria rete italiana.
Così, quello che fino a pochi mesi fa appariva un futuro da banca “del Nord” italiana rischia ora di finire sotto controllo francese, con tutte le implicazioni per le aree produttive del Nord-Est e del Nord-Ovest.
Mps: dall’espansione a rischio smembramento
Mps ha compiuto mosse audaci, tra cui un’Opas su Mediobanca e l’acquisizione della storica partecipazione del 13% in Generali. Ma la banca senese si trova ora a fronteggiare la forte offensiva di Intesa.
L’offerta di Intesa, che combina azioni e una componente significativa in contanti, rende difficile ogni alternativa. Dopo il fallimento del possibile matrimonio con Banco Bpm, la prospettiva di un’integrazione in Intesa e di uno smembramento operativo appare la più probabile, salvo eventi imprevedibili.
Intesa Sanpaolo: rafforzamento strategico
Con un impegno stimato intorno ai 32 miliardi, Intesa Sanpaolo acquisisce una porzione rilevante di Mps e amplia il suo raggio d’azione. L’operazione porta anche alla federazione di Mediobanca, pur mantenendone in un primo tempo l’autonomia.
Intesa ha ottenuto una larga quota degli sportelli di Mps: circa 625 filiali passeranno sotto il suo controllo, mentre circa 635 andranno a Unipol-Bper per una somma contenuta. In termini competitivi, il grande risultato per Carlo Messina è duplice: ridurre la possibilità di nascita di un concorrente forte — il potenziale gruppo Mps-Banco Bpm — e consolidare la partecipazione in Generali, asset strategico di Mediobanca.
Unipol-Bper: vincitori locali
L’alleanza tra Unipol e Bper esce rafforzata dall’operazione, con un ingresso nelle aree e negli sportelli che contano. Per Unipol e Bper la spesa è relativamente contenuta — tra i 3 e i 3,5 miliardi — e il risultato è un significativo ampliamento di quota territoriale.
Il movimento trasforma Bper nel secondo polo italiano per numero di sportelli, pur senza raggiungere la massa critica che avrebbe avuto un soggetto Mps-Banco Bpm. È comunque un successo per chi cercava un’accelerazione rapida e puntuale.
Il Governo: strategie confuse e obiettivi mancati
Il ruolo dell’esecutivo è stato giudicato dagli osservatori esitante e poco coerente. L’esecutivo aveva manifestato la speranza di favorire un matrimonio tra Mps e Banco Bpm, con l’obiettivo di creare un soggetto robusto nell’area Lombardo-Veneta. Questa strategia sembra collegata anche a considerazioni politiche, visto il radicamento elettorale del centrodestra in quelle province.
Ma le mosse del mercato, in particolare l’offensiva di Intesa, hanno scompaginato quei piani. L’utilizzo del golden power contro l’offerta Unicredit su Banco Bpm, pur poi contestato dalle istituzioni europee, ha avuto l’effetto opposto a quello dichiarato: invece di trattenere il gruppo nel perimetro nazionale, ha di fatto favorito l’ingresso di Crédit Agricole.
Conseguenze e sintesi
Le principali trasformazioni possono essere riassunte in due risultati concreti.
- Prime conclusione: la fusione tra Mps e Banco Bpm non si realizzerà; Mps è destinata a essere assorbita e ridimensionata nell’ambito di Intesa, con una parte significativa degli sportelli trasferita a Unipol-Bper.
- Seconda conclusione: la scelta del governo di bloccare l’offerta di Unicredit su Banco Bpm, con lo strumento del golden power, ha involontariamente agevolato l’ingresso francese. Il tentativo di proteggere un patrimonio nazionale ha prodotto un esito opposto a quello proclamato.
Nel complesso, il riassetto ridisegna rapporti di forza interni ed europei. Per il sistema bancario italiano si apre una fase in cui il controllo del territorio, l’assetto azionario e le alleanze internazionali definiranno la competitività e la tutela delle imprese locali.












