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Sottoterra, sotto Villa Celimontana a Roma, gli scavi avviati per lavori di consolidamento hanno portato alla luce un edificio imperiale con pavimenti musivi, affreschi e rivestimenti in marmi pregiati. Gli archeologi ipotizzano che il complesso possa appartenere alla V Coorte dei vigiles, il corpo antincendio istituito da Augusto, ma la tesi è ancora al vaglio degli esperti.
Un cantiere di messa in sicurezza trasformato in scavo archeologico
I reperti sono emersi durante interventi sul muraglione storico di Villa Celimontana finanziati dal PNRR. Ciò che doveva essere un semplice consolidamento ha rivelato stratificazioni e strutture finora sconosciute.
A Roma, emersi mosaici e affreschi nella zona di Villa Celimontana: possibile caserma dei vigiles
Il governo battuto nella partita sulle banche
La struttura individuata risale al II secolo d.C. ed è stata rimaneggiata nel secolo successivo. Al momento gli archeologi hanno scavato totalmente cinque ambienti su otto; tre sono parzialmente conservati e richiederanno ulteriori indagini per essere ricostruiti nella loro interezza.
Decorazioni e materiali
Tra i manufatti più significativi spicca un grande mosaico a motivi geometrici con un emblema marino: attorno a un cratere sono rappresentati un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio. Sono emersi anche frammenti di una precedente pavimentazione di età antonina, porzioni di soffitto affrescato con ornamenti geometrici e numerosi rivestimenti in opus sectile realizzati con marmi bianchi e policromi.
Domus aristocratica o caserma dei vigiles?
La qualità delle decorazioni potrebbe far pensare a una residenza di pregio. Tuttavia, diversi elementi rimandano a un’altra ipotesi: il sito si colloca vicino all’area in cui la ricerca storica localizza la caserma della V coorte dei vigiles.
In passato, nella stessa zona, erano già emerse basi di statue con i nomi di membri della coorte e strutture interpretabili come alloggi per i pompieri. Inoltre il motivo del cratere del mosaico trova un confronto diretto con decorazioni analoghe note nella caserma dei vigiles a Ostia, dove tali immagini ornavano spazi destinati alla vita collettiva del corpo.
Se le verifiche confermassero l’appartenenza alla coorte, sarebbe possibile rivedere la dimensione dell’insediamento dei vigiles sul Celio, ampliando la mappa finora accettata della loro presenza in città.
Chi erano i vigiles e come operavano
I vigiles furono istituiti da Augusto nel 6 d.C. per contrastare gli incendi che frequentemente colpivano una Roma costruita in larga parte con materiali infiammabili. Il corpo comprendeva circa settemila uomini suddivisi in sette coorti, ciascuna responsabile di due delle quattordici regioni urbane.
Oltre a spegnere gli incendi, i vigiles pattugliavano le strade notturne, vigilavano sui quartieri e svolgevano compiti di ordine pubblico assimilabili a quelli di una polizia urbana. Per le emergenze utilizzavano pompe idrauliche, secchi, scale, uncini e asce, strumenti pensati anche per abbattere parti d’edificio e arrestare la propagazione delle fiamme.
La posizione individuata tra via della Navicella e il Clivo di Scauro avrebbe permesso un intervento rapido nelle aree di competenza. La vicinanza dell’acquedotto Celimontano, che alimentava una grande cisterna, era un elemento strategico per rifornire d’acqua i carri impiegati nelle operazioni antincendio.
Secondo gli archeologi, una caserma avrebbe potuto comprendere alloggi per i soldati e ufficiali, edifici di servizio e persino un ricco Augusteum; reperti marmorei policromi rinvenuti già tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento vennero in passato riutilizzati per il rivestimento della Sala Regia in Vaticano, a testimonianza della qualità dei materiali presenti nell’area.
Storia successiva e prossimi passi delle indagini
Il complesso venne progressivamente abbandonato tra il V e il VI secolo d.C. In epoca moderna alcune strutture furono intercettate e danneggiate dalle fondazioni della loggia di Villa Mattei, costruita direttamente sopra le murature romane.
Dopo secoli di copertura naturale, gli strati di terreno hanno preservato pavimenti e decorazioni fino allo scavo odierno. Le analisi dei materiali e lo studio stratigrafico proseguiranno nei prossimi mesi; saranno proprio questi approfondimenti a chiarire se l’edificio fosse una residenza privata di lusso o parte della caserma della V coorte.
In ogni ipotesi, il rinvenimento rappresenta un contributo significativo alla conoscenza del Celio e offre nuovi spunti sulla vita quotidiana e sui servizi pubblici nel cuore dell’Impero romano.












