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A cento anni dalla pubblicazione di Uno, nessuno e centomila, il festival di street art The Wallà celebra Luigi Pirandello con un murale collettivo che mette al centro il tema dell’identità nell’era digitale. L’opera lunga 27 metri è stata realizzata a Vallà, frazione di Riese Pio X (Treviso), nell’ambito della sesta edizione della manifestazione.
Un omaggio contemporaneo a Pirandello
Il murale prende ispirazione dal romanzo del 1926 per rimettere in discussione la questione dell’io, oggi amplificata dai profili social e dall’autoricostruzione online. La composizione visiva gioca sul confronto tra sguardi diversi e su simboli che richiamano direttamente il celebre episodio del naso di Vitangelo Moscarda.
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Dal laboratorio scolastico alla parete
Per la prima volta un gruppo di studenti della Scuola Internazionale di Comics di Padova ha tradotto in pubblico un percorso di studio condotto in aula. Il lavoro collettivo è nato da mesi di ricerca e pratiche condivise, quindi trasferito sulle pareti del paese.
Due giovani allieve, Alessia Konopka e Luca Gheno, hanno facilitato il dialogo tra scuola e organizzatori. Il progetto è stato seguito dai docenti Anna Piratti, Elisabetta Benfatto, Andrea Rossetto e Antonio Menin, che hanno accompagnato gli studenti nelle fasi di ideazione e realizzazione.
Il messaggio dell’opera
La pittura si articola attorno a due profili contrapposti, uno specchio che intercetta il profilo del naso e un grande punto interrogativo rivolto allo spettatore. L’intento è spingere il passante a riflettere sulla distanza tra identità autentica e immagine pubblica.
«L’opera autentica di questo murales è il come siamo arrivati al muro», spiega la docente Anna Piratti. «Il concetto di identità multiforme è espresso dal dualismo di due profili, così come dallo specchio che intercetta il profilo di un naso, fino al punto di domanda che interroga il passante. Per noi la cosa più importante è stata la condivisione degli attimi vissuti insieme, dalla progettazione in aula, coi relativi confronti e scelte, fino al cantiere in strada sotto il sole cocente».
The Wallà come rigenerazione urbana
Organizzato dal Collettivo BocaVerta dal 2021, The Wallà trasforma il centro veneto in un museo a cielo aperto. L’obiettivo dichiarato è contrastare lo spopolamento e recuperare spazi di comunità attraverso interventi di arte pubblica permanenti.
«Con questa sesta edizione The Wallà dimostra come la street art non sia solo decorazione, ma un potente strumento di coesione sociale e rigenerazione urbana. La nostra filosofia è trasformare il cemento in un luogo di riflessione collettiva», dichiara Mauro Berti, portavoce del collettivo. Berti ha annunciato il prossimo completamento di altri due murales e il programma del festival previsto per la fine di agosto, che includerà anche un progetto dedicato al posterismo.
Un museo di quartiere in crescita
Il festival è stato inserito nella guida Street Art Italia di Repubblica e, in pochi anni, si è affermato come uno dei principali progetti italiani di arte pubblica diffusa. Finora sono stati realizzati 23 murales, per oltre mille metri quadrati di superfici riqualificate su edifici pubblici e privati.
Nel percorso espositivo convivono opere di artisti nazionali e internazionali, tra cui Ericailcane, Millo, Peeta, Pixel Pancho, StenLex, Tellas, Agostino Iacurci, Tony Gallo e Alessandra Carloni, insieme a interventi partecipativi che coinvolgono la popolazione locale.
Sostenitori e collaborazioni
Il progetto riceve il sostegno del Comune di Riese Pio X, della Provincia di Treviso e della Regione Veneto. La manifestazione collabora inoltre con l’Università Ca’ Foscari di Venezia per sviluppare ricerche sulla conservazione del muralismo contemporaneo.












