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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Palma di Maiorca il 26 luglio 2026 per protestare contro gli effetti del turismo di massa sull’isola. La manifestazione, una delle più grandi mai registrate alle Baleari, si è conclusa con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno riacceso il dibattito sul futuro economico e sociale dell’arcipelago.
Cosa è successo in piazza
La protesta, convocata dalla piattaforma Menys Turisme, Més Vida e sostenuta da oltre 130 sindacati e associazioni, ha attraversato il centro storico di Palma e si è diretta verso l’area di Ses Voltes, dove era prevista la lettura di un manifesto. Gli organiser hanno parlato di circa 70mila partecipanti; la Policía Nacional ha stimato invece circa 25mila persone.
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La giornata, iniziata senza incidenti, è degenerata nel finale. Secondo gli organizzatori la polizia ha bloccato l’accesso agli spazi previsti per la conclusione dell’evento e poi sono seguite diverse cariche. Le forze dell’ordine avrebbero sparato una ventina di colpi con proiettili di gomma; gli scontri sono durati oltre un’ora e hanno causato almeno otto feriti, tra cui un fotoreporter colpito alla testa. Sono stati inoltre effettuati nuovi fermi.
Prima della manifestazione: due fermi e crescente tensione
Nei giorni precedenti alla marcia due attiviste del collettivo erano state arrestate a Santa Maria del Camí, accusate di imbrattamento e di aver incollato serrature di agenzie immobiliari. Quegli arresti hanno contribuito ad aumentare la partecipazione alla protesta domenicale, secondo gli stessi promotori.
Due versioni degli scontri
La ricostruzione della Policía Nacional è diversa: la polizia sostiene che un gruppo di 350-400 persone estranee alla manifestazione avrebbe aggredito alcuni turisti e lanciato pietre, bastoni e bottiglie contro gli agenti, motivando così l’intervento. I promotori, e tra loro il gruppo giovanile indipendentista Arran, parlano di una repressione e denunciando fermi e feriti.
Le cifre che alimentano la protesta
Alla base del malcontento ci sono problemi economici concreti. Le Baleari dipendono in larga parte dal turismo straniero e oggi pagano il conto di decenni di crescita basata sull’accoglienza di massa.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo (Ine), nel primo trimestre del 2026 il prezzo della vivienda libre nelle Baleari è salito del 13,6% su base annua, il rialzo peggiore dal 2007; le abitazioni usate, privilegiate dagli acquirenti stranieri, sono aumentate del 15%. L’agenzia immobiliare Gesvalt indica un prezzo medio di circa 3.400 euro al metro quadro, quasi il doppio della media nazionale.
Sul fronte degli affitti il salto è altrettanto significativo: il ministero dei Diritti Sociali stima che nel 2026 i contratti in scadenza saranno rinnovati con un incremento medio di 4.615 euro l’anno — circa 400 euro al mese —, la maggiore crescita a livello nazionale, a fronte di una media spagnola di 145 euro. Nell’arcipelago scadranno circa 24.500 contratti quinquennali nel corso dell’anno, coinvolgendo una platea stimata di 69mila persone.
Un’isola trasformata dal turismo
Il modello turistico ha modificato l’assetto urbano e sociale di intere zone dell’isola. Quartieri come la Playa de Palma si sono sviluppati attorno a un’offerta pensata per visitatori stranieri — in particolare tedeschi e britannici — con servizi, ristoranti e media rivolti al pubblico germanofono. Da più parti l’isola viene ironicamente definita quasi come un “sedicesimo Land” tedesco.
Reazioni politiche e richieste di chiarimenti
Le immagini delle cariche hanno avuto ripercussioni immediate in campo politico. Podemos ha chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, e del delegato del Governo nelle Baleari, Alfonso Rodríguez. Anche esponenti di Més per Mallorca e dirigenti locali hanno definito sproporzionata l’azione delle forze dell’ordine.
Il delegato Rodríguez ha rifiutato l’ipotesi di dimissioni, ma ha ammesso su X che alcune immagini sono “inaccettabili” e che alcuni agenti avrebbero usato la forza contro persone che non sembravano una minaccia. Ha annunciato l’elaborazione di una relazione dettagliata e un incontro con i vertici della Polizia Nazionale nelle Baleari per rivedere il dispositivo impiegato.
Un’ondata nazionale contro il turismo di massa
La protesta di Palma si inserisce in un movimento più ampio che ha interessato altre destinazioni turistiche della Spagna negli ultimi due anni. Dalle mobilitazioni nelle Canarie nel 2024 e 2025 alle azioni di attivisti a Barcellona e ai graffiti comparsi a Siviglia, le richieste tornano con coerenza: limiti agli arrivi, regole più severe sugli affitti brevi, tutela dei salari e dei servizi pubblici per i residenti.
Le autorità delle Baleari si trovano ora davanti a un bivio: il turismo continua a rappresentare una quota rilevante del Pil regionale e dell’occupazione, ma il crescente malcontento sociale rischia di trasformarsi in un problema politico complesso. Nei prossimi mesi sarà cruciale vedere se le proteste porteranno a cambiamenti normativi concreti o se il ciclo di manifestazioni e tensioni si ripeterà.












