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Il Consiglio Superiore della Magistratura ha avviato l’applicazione della norma voluta dal ministero della Giustizia che introduce criteri psicologici nell’accesso alla magistratura. A breve, alcuni tratti della personalità potranno impedire l’ammissione alla carriera di **giudice o pubblico ministero**.
Quali caratteristiche sono coinvolte
La normativa elenca una serie di atteggiamenti e disposizioni psicologiche che, se riscontrati, possono costituire motivo di esclusione. Tra questi vi sono difficoltà cognitive e comportamentali che incidono sul metodo di lavoro e sui rapporti professionali.
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- Rigidità cognitiva e chiusura al confronto
- Procrastinazione nelle decisioni e tendenza a confermare ipotesi senza verificarle
- Pensiero preconcetto e predisposizione ai pregiudizi
- Impulsività, instabilità o vulnerabilità emotiva
- Assenza di autocontrollo, narcisismo, protagonismo e comportamenti arbitrari
Cosa cambia per i candidati
Secondo la nuova disposizione, la rilevazione anche di un solo elemento tra quelli indicati può essere considerata ostativa all’ingresso nelle funzioni giudiziarie. In pratica, la presenza di tali caratteristiche potrà precludere l’accesso alla carriera di magistrato.
Il Consiglio ha iniziato a mettere in pratica la norma emanata su impulso del ministero; restano da chiarire nei prossimi passaggi tecnico-amministrativi le modalità operative e le procedure di verifica. Per i candidati ciò significa che i requisiti attitudinali acquisiscono un peso formale nel processo di selezione.












