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Jony Ive, il designer dietro i prodotti simbolo di Apple, è ora a capo del progetto hardware di OpenAI. La sua presenza rende ancora più alta la posta nella battaglia legale tra le due aziende: non si tratta solo di segreti industriali, ma della corsa per un possibile successore dello smartphone.
Dalle mani del padre ai prodotti che hanno cambiato Apple
Ive ha imparato il mestiere osservando il padre lavorare l’argento, sviluppando una cura meticolosa per i dettagli, anche quelli nascosti. Questa attenzione estrema al processo e al rispetto dell’utente è al centro del suo approccio al design: meno elementi superflui, maggiore semplicità d’uso.
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Retroscena sulla causa Apple-OpenAI: Jony Ive e la sfida del post-iPhone
Arrivato in Apple nel 1992, vive anni difficili e in più occasioni pensa di andarsene. La svolta coincide con il ritorno di Steve Jobs nel 1997: la loro collaborazione privilegia la sottrazione all’aggiunta, e da lì nascono prodotti come iMac, iPod, iPhone e iPad che hanno ridefinito l’azienda.
Il trasferimento a OpenAI
Dopo ventisette anni in Apple, Ive lascia e costituisce IO Products insieme ad ex colleghi, tra cui Tang Tan. Nel 2025 OpenAI acquisisce IO per circa $6,5 miliardi, portando con sé Ive e un gruppo di circa 55 ingegneri e ricercatori.
Oggi Ive guida lo sviluppo del nuovo hardware di OpenAI, mentre Tang Tan è a capo della divisione hardware. Il progetto è condotto in stretta collaborazione con Sam Altman, volto pubblico e comunicatore costante dell’azienda.
La causa tra Apple e OpenAI
La disputa legale è esplosa dopo la fine della collaborazione tecnica tra Apple e OpenAI, nata nel 2024 per integrare ChatGPT in Siri e poi interrotta quando Apple ha scelto Google come partner di intelligenza artificiale.
Apple ha citato in giudizio OpenAI sostenendo che l’azienda avrebbe reclutato centinaia di ex dipendenti di Cupertino e avrebbe ottenuto informazioni riservate su prodotti in sviluppo. Tra i citati figurano Tang Tan e l’ex ingegnere elettrico di Apple Chang Liu. Secondo l’accusa, Liu avrebbe continuato ad accedere ai sistemi cloud di Apple dopo il suo allontanamento e scaricato documenti riservati mentre era già impiegato da OpenAI; Axios riporta che in una comunicazione avrebbe definito “divertente” il metodo di accesso.
Apple sostiene inoltre che Tang Tan abbia menzionato nomi in codice interni durante colloqui con candidati ancora in servizio a Cupertino, chiedendo perfino di portare componenti come batterie e schede logiche. Sempre secondo Axios, Tang avrebbe condiviso materiali usati per spiegare ai dipendenti in uscita come aggirare controlli di sicurezza. Le accuse coinvolgono anche rapporti con un fornitore: secondo l’atto di citazione, OpenAI avrebbe indotto un partner a rivelare una tecnica proprietaria di finitura dei metalli facendo leva su presunte autorizzazioni.
OpenAI respinge nel complesso le accuse. Un portavoce ha dichiarato ad Axios che l’azienda non è interessata ai segreti commerciali altrui e resta focalizzata sullo sviluppo tecnologico. Jony Ive non è tra gli imputati, ma il progetto che dirige è al centro della controversia.
Il prodotto misterioso
Al centro di tutto c’è un dispositivo che finora non è stato mostrato pubblicamente. Altman lo descrive come qualcosa di distinto dallo smartphone, senza però svelarne l’aspetto o il funzionamento.
Fonti riportano che una presentazione potrebbe arrivare nella seconda metà del 2026, mentre l’analista Ming‑Chi Kuo ritiene probabile uno slittamento della produzione di massa al 2027. L’obiettivo dichiarato di OpenAI è ambizioso: ridurre la frammentazione d’uso sostituendo decine di app con un unico assistente basato su intelligenza artificiale, capace di comprendere e eseguire direttamente le richieste dell’utente.
Le implicazioni in gioco
La disputa assume dimensioni più ampie della singola controversia legale. Per Apple, secondo il Wall Street Journal, la causa è anche una risposta alla minaccia rappresentata da OpenAI sul fronte hardware e un tentativo di frenare il trasferimento di talenti verso il laboratorio di Altman.
In gioco non ci sono solo documenti e contratti: c’è la competizione per costruire il nuovo centro della vita digitale. Da un lato l’azienda che ha inventato lo smartphone. Dall’altro, chi punta a realizzare il primo grande dispositivo dell’era dell’intelligenza artificiale. E a guidare quella sfida, simbolicamente, c’è proprio Jony Ive.












