Emma Shapiro contesta Meta: Instagram continua a censurare i capezzoli

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L’eliminazione dell’account Instagram dell’artista e attivista statunitense Emma Shapiro ha riacceso il dibattito sulla moderazione dei contenuti e sui confini della libertà artistica online. La vicenda, iniziata con la cancellazione dell’account @nipeople a dicembre 2025, è ora oggetto di ricorsi che mettono alla prova il Digital Services Act e le responsabilità delle grandi piattaforme.

Il progetto che mette in discussione le regole sulla nudità

Exposure Therapy, avviato nel 2017 da Emma Shapiro, indaga la disparità di trattamento tra nudità femminile e maschile sui social. Lo strumento scelto dall’artista è semplice ma diretto: fotografie di capezzoli femminili raccolte dai partecipanti e trasformate in adesivi diffusi gratuitamente in spazi pubblici.

Lezione di disegno dal vero in uno studio, con modella e artisti al lavoro
Il nudo artistico rimane uno dei principali bersagli della moderazione algoritmica

Con la creazione, nel 2018, dell’account @nipeople, Shapiro ha costruito un archivio digitale e un luogo di dibattito sulle discriminazioni di genere legate alla rappresentazione del corpo. L’obiettivo dichiarato: mettere in luce come siano le convenzioni sociali, non il corpo in sé, a definire cosa sia considerato pornografico.

La rimozione dell’account e le azioni legali

L’8 dicembre 2025 Meta ha eliminato definitivamente l’account di Shapiro, dopo una sospensione avvenuta il giorno precedente. L’elemento contestato non sarebbero state immagini esplicite, ma un breve video che mostrava un palo della luce decorato con gli adesivi del progetto.

Documenti legali e carte su una scrivania, simboleggiando un procedimento giudiziario
Il ricorso di Shapiro davanti alla CNMC rappresenta un primo test del Digital Services Act

Meta ha invocato una violazione delle regole sull’«Integrità dell’account», una motivazione che, secondo gli avvocati dell’artista, non è stata chiarita in modo soddisfacente. Assistita dallo studio Avant-Garde Lawyers – AGL, Shapiro ha quindi presentato un ricorso davanti alla Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia (CNMC), sostenendo il mancato rispetto degli obblighi di trasparenza, proporzionalità e di accesso a un rimedio effettivo previsto dal DSA.

Parallelamente è stata avviata una procedura extragiudiziale con User Rights, l’organismo europeo per le controversie sulla moderazione dei contenuti.

Una perdita che va oltre la rimozione di un post

La portata del danno denunciato non si limita alla sparizione di un singolo contenuto. Con la cancellazione di @nipeople l’artista ha perso anni di documentazione, il pubblico che la seguiva e relazioni professionali costruite online.

Per molti operatori del contemporaneo, un profilo social funziona come portfolio, archivio e canale di opportunità. Quando le regole delle piattaforme sono applicate in modo imprevedibile, dicono gli interessati, il risultato è spesso l’autocensura preventiva: gli artisti rinunciano a mostrare materiali per paura di essere rimossi.

Un paradosso dei tempi digitali

La vicenda si inserisce in un contesto che molti esperti definirebbero paradossale. Mentre contenuti violenti, discorsi d’odio e campagne di disinformazione circolano spesso senza interventi rapidi, immagini di nudo con finalità artistiche continuano a essere tra i principali bersagli degli algoritmi di moderazione.

Questo squilibrio riapre vecchie domande su ciò che le piattaforme distinguono — e su come lo facciano — quando devono separare pornografia, arte e informazione.

Un precedente noto: il caso #LifeDrawingLive

Un episodio emblematico ricordato nella vicenda risale al lockdown del 2020. La BBC organizzò Life Drawing Live, una lezione di disegno dal vero in streaming che invitava il pubblico a condividere i propri lavori con l’hashtag #LifeDrawingLive.

Su Instagram, tuttavia, quel tag appariva nascosto con un avviso: «I post recenti di #LifeDrawingLive sono attualmente nascosti perché la community ha segnalato alcuni contenuti che potrebbero non essere conformi alle linee guida della community di Instagram.» Anche in quel caso la piattaforma non riuscì a distinguere efficacemente tra nudo artistico e contenuto pornografico.

Perché il caso Shapiro interessa il sistema

La disputa legale aperta in Spagna potrebbe diventare uno dei primi test pratici del Digital Services Act applicato a questioni d’arte e moderazione. Se le autorità dovessero stabilire che Meta non ha rispettato gli obblighi regolamentari, il verdetto avrebbe implicazioni per il modo in cui le piattaforme gestiscono archivi e contenuti artistici.

Il caso arriva in una fase in cui l’Unione Europea aumenta la pressione sulle grandi aziende digitali. A conferma di questa tendenza, la Commissione Europea ha multato Google il 23 luglio 2026 per 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act, parte delle sanzioni legate al trattamento preferenziale in Search e alle restrizioni su Google Play.

Una sfida normativa e culturale

Al centro restano due nodi: chi decide i confini della libertà di espressione quando lo spazio pubblico principale è gestito da privati, e come garantire trasparenza e rimedi efficaci per chi subisce provvedimenti di moderazione.

La causa di Emma Shapiro non risolve queste domande da sola, ma le porta davanti a organismi regolatori che ora dovranno pronunciarsi sul bilanciamento tra regole comunitarie, diritti individuali e potere algoritmico delle piattaforme.

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