Attentato a Ranucci, fermati: conoscevano solo Tavares, non lui né Lavitola. Lui a Tg1: sarà libero

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A Rebibbia sono proseguiti gli interrogatori legati all’attentato al conduttore di Report: due degli arrestati hanno detto di aver avuto contatti soltanto con un intermediario e di non conoscere la vittima né altri indagati. Le dichiarazioni potrebbero influenzare sia le misure cautelari sia la strategia difensiva nel procedimento.

Cosa è emerso negli interrogatori

Davanti ai pm, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello hanno ripercorso la loro versione dei fatti, spiegano i loro difensori. Hanno negato rapporti con il giornalista e con Valter Lavitola e affermato di aver avuto contatti esclusivamente con Tavares.

Due figure anonime durante un interrogatorio in carcere, con documenti sul tavolo
Gli interrogatori a Rebibbia hanno visto i due indagati ripercorrere la loro versione dei fatti davanti ai pm.

Secondo i legali, gli indagati hanno detto di non aver voluto ferire nessuno. I colloqui con la procura si sono svolti nel carcere romano di Rebibbia e sono durati oltre dieci ore.

L’intervento di Tavares e l’intervista al Tg1

Nel racconto degli avvocati torna il ruolo di Tavares: a lui sarebbe stata chiesta la collocazione dell’ordigno sotto l’abitazione del conduttore. Tavares, che è indagato a sua volta, è stato intervistato oggi dal Tg1.

Nell’intervista Tavares ha respinto i legami con i fatti contestati e ha detto di confidare di poter chiarire la propria posizione e tornare libero a breve. Ha inoltre dichiarato di non conoscere personalmente il giornalista.

Le contestazioni e la linea difensiva

I quattro indagati affrontano accuse che includono, a vario titolo, detenzione di esplosivo e danneggiamenti. Nell’impianto accusatorio figurano anche ipotesi più gravi: la contestazione di strage e l’aggravante di natura mafiosa. Il gip che ha disposto gli arresti, però, non avrebbe riconosciuto la qualificazione di strage al momento dell’ordinanza.

Avvocati in aula durante una discussione procedurale, fascicoli e documenti legali visibili
La difesa contesta l’aggravante mafiosa e chiede l’allentamento delle misure cautelari.

La difesa intende mettere in discussione proprio l’applicazione dell’aggravante mafiosa e chiarire il perimetro del mandato ricevuto dagli indagati. I legali sostengono che i loro assistiti non avevano rapporti diretti con le persone coinvolte nella vicenda; una versione che, dicono, è stata confermata durante gli interrogatori.

Prossimi passi processuali

Sul fronte delle misure cautelari, gli avvocati hanno annunciato l’intenzione di chiedere un allentamento della detenzione, fino alla possibile revoca. Nel breve termine quella dell’attenuazione delle misure è la strategia indicata dai difensori.

Per il prosieguo del procedimento la difesa non esclude la scelta del rito abbreviato. Intanto rimane aperta la verifica della posizione degli indagati e la valutazione degli elementi raccolti dalla procura.

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