Madre e figlia uccise per ricina: Di Vita e un’amica a confronto in Questura con la procuratrice

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L’uomo indicato come marito e padre delle due vittime è stato ascoltato per oltre tre ore alla Questura di Campobasso, mentre l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita resta aperta e proceduta contro ignoti. Le indagini, avviate dopo l’avvelenamento avvenuto a Pietracatella alla fine di dicembre, continuano a cercare l’origine della **ricina** che ha ucciso le due donne.

Accertamenti in Questura

Gianni Di Vita ha risposto alle domande degli investigatori negli uffici della Questura di Campobasso. Durante l’audizione gli inquirenti hanno effettuato un confronto con una donna amica della famiglia; alla sede della polizia erano presenti la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile, Marco Graziano.

La procura di Larino procede per duplice omicidio aggravato contro persone non ancora identificate. Nei giorni scorsi era stata convocata anche Alice Di Vita, figlia della coppia. Il confronto odierno segue settimane di nuovi esami scientifici e raccolta di testimonianze.

Cosa spiegano gli esami

Analisi condotte dal Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che Gianni e la figlia Alice siano stati esposti alla tossina: nei loro campioni di sangue non sono stati rilevati anticorpi riconducibili a un contatto precedente con la ricina. Il risultato conferma quanto già indicato dagli esami del Centro antiveleni di Pavia.

Campione di sangue analizzato in laboratorio per la ricerca della ricina
Gli esami del Robert Koch Institute di Berlino hanno rilevato ricina nei campioni di sangue delle vittime

Per contro, le indagini mediche hanno accertato la presenza di ricina nel sangue di Antonella e Sara in concentrazioni compatibili con un’intossicazione acuta. Anche gli esami autoptici — raccolti in una relazione di 838 pagine — hanno documentato la gravità dell’avvelenamento e la rapidità con cui si è sviluppato il quadro clinico.

La ricina è una tossina potente e non esiste un antidoto specifico. Nel caso delle due donne, la quantità ingerita e la velocità d’azione della sostanza non avrebbero lasciato margini per un esito diverso, nemmeno con un intervento medico tempestivo.

Ricerche sugli oggetti e sulle possibili fonti

Nei mesi successivi alle morti gli inquirenti hanno ascoltato numerose persone e analizzato reperti raccolti nell’abitazione di Pietracatella. Il lavoro di laboratorio del Robert Koch Institute ha incluso esami su alimenti, stoviglie, contenitori e altri oggetti, nella speranza di ricostruire il percorso della tossina.

Una delle piste seguite è quella che vede la ricina estratta dai semi di ricino, pianta nota e presente in vari giardini e orti botanici della zona. Al momento, però, non sono emersi elementi sufficienti a confermare questa ipotesi o a individuare con certezza il punto di origine della contaminazione.

Stato dell’inchiesta

A quasi otto mesi dalla tragedia, l’indagine procede per chiarire modalità e responsabilità. Gli accertamenti hanno ridotto alcune possibilità ma non hanno ancora portato all’iscrizione di un indagato per l’evento letale. Gli investigatori mantengono aperte diverse linee di lavoro nella speranza di trovare riscontri decisivi.

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