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Durante Ferragosto un gruppo di familiari assistenti ha trasformato la protesta in immagini: il flashmob “VacanzeMancateCFU” ha voluto mettere in luce che, mentre gran parte degli italiani si ferma per le ferie, chi cura a tempo pieno un parente con disabilità spesso non può permettersi di staccare. La mobilitazione chiede un riconoscimento giuridico e tutele concrete per i caregiver conviventi.
Chi sono i promotori e perché hanno scelto Ferragosto
Il coordinamento Caregiver Familiari Uniti (CFU), nato nell’ottobre 2025, ha lanciato la campagna nazionale sui social in concomitanza con il periodo festivo per evidenziare un paradosso: l’aumento delle esigenze di cura proprio quando si riducono i servizi di supporto. La pagina Facebook del gruppo conta oltre 18mila follower.
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Con il flashmob denominato VacanzeMancateCFU gli attivisti hanno voluto documentare, attraverso fotografie e brevi video, una condizione che definiscono ancora largamente invisibile alla politica e all’opinione pubblica.
Le richieste principali e lo scontro sul disegno di legge
I CFU rivendicano una legge nazionale che riconosca i caregiver come lavoratori, con adeguati sostegni economici, diritti contributivi e tutele giuridiche. In questa direzione il movimento ha avviato una petizione sulla piattaforma IoScelgo e ha partecipato a iniziative a Roma contro il ddl voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni e dalla ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli.

Secondo i portavoce, il testo di legge è attualmente in fase di esame degli emendamenti e i lavori parlamentari dovrebbero riprendere a metà settembre. I CFU criticano in particolare l’impostazione della registrazione su una piattaforma INPS e le regole per accedere al contributo proposto.
Chi può iscriversi alla piattaforma e quali sono i limiti
L’iscrizione prevista dalle norme richiede la compilazione del Piano assistenziale individualizzato (PAI) o del Progetto di vita. Il contributo economico è pensato solo per chi assiste personalmente almeno 91 ore a settimana, ha un ISEE inferiore a 15.000 euro e un reddito annuo entro 3.000 euro.
I CFU denunciano che, con le cifre stanziate e le condizioni previste, il sostegno sarebbe destinato a poche decine di migliaia di persone: una stima circolata nel gruppo parla di circa 52.000 caregiver beneficiari, con un assegno mensile giudicato insufficiente (sui 400 euro) e con paletti considerati troppo stringenti.
Storie dal flashmob: la quotidianità che non si ferma
Ilfattoquotidiano.it ha raccolto racconti di familiari che hanno partecipato all’iniziativa. Emergono stanchezza, isolamento e una routine di cura che non conosce pause.

Monica: «Niente ferie, lavoro h24»
Monica Di Filippo, referente CFU in Molise, assiste Antonio, 16 anni, che convive con ADHD, disturbo dello spettro autistico, iperattività ed epilessia, oltre a una precedente craniostenosi operata. Monica dice di non ricordare l’ultima vera vacanza: la preparazione è una fatica continua e lasciare qualcosa al caso può avere conseguenze per suo figlio.
«Non cambio la centralità del mio lavoro. Se parto, porto con me la stessa cura: medicinali, documentazione, strategie per le crisi», racconta. Sottolinea inoltre la mancanza di riconoscimento lavorativo: «Lavoro da 16 anni senza contratto, senza ferie, senza pensione».
Leonardo: «Una casa che somiglia a una prigione dorata»
In Calabria, Leonardo Del Gaudio è caregiver della moglie da sei anni e del figlio da due. Elenca le incombenze di tutti i giorni: igiene personale, medicazioni, terapie e fisioterapia, compiti che non si interrompono neppure durante le feste.
La sua immagine è netta: la casa può offrire comfort come aria condizionata e acqua fresca, ma resta comunque un luogo isolato dove il lavoro di cura è incessante. La ricompensa affettiva esiste, ma non basta a colmare la mancanza di sostegni economici e organizzativi.
Elena: «Partire vuol dire pianificare tutto nei minimi dettagli»
Elena Abbate, referente CFU in Piemonte e caregiver di due figlie di 13 e 15 anni con una sindrome genetica rara, descrive i preparativi per una vacanza come un’impresa. Servono alloggi a piano terra, limiti di altitudine, spazio per le attrezzature, trasporto di ossigeno e scorte di farmaci, oltre alla necessità di luoghi che accettino il cane di famiglia.
Le opzioni disponibili sono costose e limitate. «La vacanza alla fine diventa ulteriore stanchezza», spiega, pur ammettendo che un soggiorno in montagna porta benefici a tutta la famiglia.
Cosa chiede il movimento e come partecipare
I CFU chiedono che il lavoro di cura riceva un riconoscimento normativo e contributivo che permetta a chi assiste un familiare convivente di accedere a ferie, tutele sanitarie e pensionistiche. Sostengono inoltre che un censimento serio della platea degli aventi diritto non possa basarsi solo sulla registrazione a una piattaforma con criteri ristretti.
Chi vuole condividere la propria esperienza può scrivere a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it. Le testimonianze raccolte dai CFU e dai media servono, secondo gli attivisti, a rendere visibile una condizione che oggi resta per molti nascosta e poco tutelata.












