Salvini avverte: per il Pnrr occorrono 20 miliardi in più

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Matteo Salvini ha chiesto uno scostamento di bilancio «di almeno venti miliardi» per finanziare nuove opere pubbliche, provocando tensioni nell’esecutivo e rilanci da aziende e enti del settore. La richiesta mette sotto pressione l’impegno del governo a rispettare i vincoli europei e riapre il dibattito sul sostegno agli investimenti in vista della fine del Pnrr.

La proposta e le reazioni nella maggioranza

Il ministro delle Infrastrutture non ha fornito un elenco preciso di cantieri o progetti che richiederebbero le risorse avanzate, limitandosi ad attribuire la necessità a un generale aumento dei costi delle materie prime. Ha poi affermato di non volere il “permesso” di Bruxelles per muoversi, una posizione che non ha ottenuto commenti ufficiali né da Palazzo Chigi né dal ministro dell’Economia.

Associazioni e enti del settore hanno accolto con favore la richiesta: l’Associazione dei costruttori e Anas hanno sottolineato le difficoltà legate al caro materiali, mentre il numero uno di Anas, Andrea Gemme, ha evocato la necessità di un vero e proprio Piano Marshall per le infrastrutture stradali, con risorse stabili per aumentare sicurezza e resilienza.

Un appello aggiustato sul piano operativo

Nel pomeriggio Salvini ha riformulato la posizione evidenziando il possibile «rischio di avere decine di cantieri fermi a settembre» se non saranno trovati fondi. Ha poi invitato la sua stessa maggioranza a dimostrare «coraggio e visione» per le politiche infrastrutturali dei prossimi anni.

Documenti di bilancio e vincoli europei
La questione dei vincoli europei e della gestione dei fondi pubblici rimane centrale nel dibattito

Il peso del Pnrr e perché la questione conta

Dietro la richiesta c’è anche un quadro più ampio: la lenta conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo i dati del portale indipendente OpenPnrr, sui quasi 200 miliardi del piano destinati al quinquennio circa 53,6 miliardi sono stati rivolti a opere infrastrutturali.

Cantieri stradali e ferroviari in corso
I fondi del Pnrr destinati a infrastrutture viarie, ferroviarie e di trasporto pubblico

La ripartizione di quei fondi copre ferrovia, edilizia pubblica e locale, trasporto pubblico e logistica: 26,5 miliardi per interventi ferroviari, quasi 24 miliardi per il patrimonio edilizio (soprattutto dei Comuni), 7,5 miliardi per il trasporto pubblico locale e 5,2 miliardi per la logistica e i porti.

Che cosa succede dopo il Pnrr

La scadenza formale citata dal governo si avvicina, e nonostante restino risorse non spese, la capacità del piano di sostenere la crescita si affievolirà. Circa 24 miliardi ancora non impiegati sono stati accantonati in strumenti finanziari e potranno essere utilizzati oltre la scadenza di fine agosto, ma non bastano a compensare il venir meno della spinta complessiva.

L’Ufficio parlamentare di bilancio ha spiegato che buona parte della crescita attesa nei prossimi mesi deriva proprio dall’attuazione del Pnrr; quando questa fase finale si esaurirà, la dinamica del Pil perderà slancio, con previsioni di crescita ridotta a pochi decimi. Un incremento strutturale della spesa pubblica come quello invocato da Salvini rischierebbe inoltre di mettere in dubbio il ritorno dal procedimento per deficit eccessivo ricordato più volte dalla premier.

Le implicazioni politiche

Oltre agli effetti economici, la richiesta apre un confronto politico interno alla maggioranza. Per Salvini, la mossa può servire a ricostruire consenso all’interno del partito; per il governo, significa valutare fino a che punto sacrificare i vincoli europei per sostenere investimenti infrastrutturali che resteranno rilevanti anche dopo la conclusione del Pnrr.

La partita sulle risorse deciderà non soltanto quali cantieri continueranno a marciare, ma anche la capacità dell’esecutivo di mantenere coesa la sua strategia fiscale e politica in vista delle prossime tornate elettorali.

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