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Il comando militare statunitense ha messo a punto una soluzione pratica per ridurre l’esposizione delle grandi petroliere al rischio di attacchi: i paesi del Golfo impiegano piccole imbarcazioni che, soprattutto di notte, trasportano il carico fino appena fuori dalle acque dello stretto, nel mare d’Oman, dove vengono trasferite su navi più grandi.
Come funziona il sistema
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Il meccanismo è semplice e modulare. Petroliere di dimensioni contenute raccolgono il greggio nei porti o in acque protette e navigano in scaglioni per portarlo appena oltre il confine delle acque dello stretto.

Lì il carico viene trasferito, in mare, a tanker di maggiori dimensioni che proseguono le rotte commerciali internazionali. L’operazione avviene spesso in orario notturno per limitare visibilità e rischi.
Perché è stato adottato
Lo schema è nato come risposta alla preoccupazione per possibili attacchi diretti ai grandi navigli in transito nello stretto. Utilizzando imbarcazioni minori si cerca di ridurre la probabilità che un singolo colpo comprometta carichi e infrastrutture strategiche.

Vantaggi pratici
Tra i benefici immediati c’è una minore presenza di grandi petroliere in tratti marini considerati più esposti, e una maggiore flessibilità nelle manovre di raccolta e trasferimento del greggio.
Limiti e possibili conseguenze
La procedura introduce però complessità logistica: più passaggi significano coordinamento aggiuntivo e possibili ritardi nelle consegne. Inoltre, trasferimenti in mare aumentano le fasi operative e richiedono standard elevati di sicurezza e monitoraggio.
Pur mitigando alcuni rischi, la soluzione non elimina del tutto la vulnerabilità delle rotte energetiche della regione.
In sintesi
La staffetta notturna di navi più piccole fino al mare d’Oman rappresenta un adattamento tattico pensato per proteggere le grandi petroliere. È una strategia pragmatica che riduce l’esposizione immediata, ma comporta nuove sfide logistiche e operative per i paesi coinvolti.











