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Un nuovo festival d’arte sta ridefinendo il rapporto tra città, creatività e pubblico a Vicenza: si chiama ARTis ed è nato dall’esperienza del Festival della Scienza di Genova per avvicinare un pubblico più ampio all’arte. Il progetto mette l’artista al centro, punta sull’educazione e articola il programma in cluster tematici, con oltre ottanta ospiti nazionali e internazionali.
Da un festival scientifico a un format culturale diffuso
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Ideato circa tre anni fa da Vittorio Bo, ARTis nasce dall’intento di trasformare il festival in un mezzo capace di amalgamare linguaggi diversi — dalla letteratura al teatro, dalla musica alle arti visive — e di fare della città una piazza di scambio e confronto. Bo richiama la lezione del Festival della Scienza: l’obiettivo è rendere l’arte accessibile e familiare, abbattendo l’idea che sia distante o esclusiva.
La scelta è anche simbolica: il nome gioca con l’inglese ma invita il pubblico a completare il concetto, rendendo il festival un luogo di partecipazione più che una vetrina specialistica.
Vicenza come laboratorio urbano
Vicenza è stata individuata come sede ideale per il progetto: una città di dimensioni medie, ricca di patrimonio storico — con monumenti come il Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana — ma anche con un tessuto produttivo e artigianale molto dinamico. Il festival lavora su questa doppia identità, valorizzando sia i luoghi simbolo sia gli spazi periferici e produttivi, come la mostra a Arzignano e attività realizzate in collaborazione con la cooperativa Aster Tre.

Secondo gli organizzatori, il territorio offre opportunità strategiche non solo per il turismo culturale, ma anche per tradurre arte e cultura in benefici economici e di benessere collettivo.
Struttura e contenuti: cinque cluster e un focus sull’artigianato
Per la nuova edizione ARTis ha ridefinito la sua organizzazione in cinque cluster — talk, educational, family, residence, more — pensati per rendere la fruizione più coerente. È stato inoltre introdotto il format Futuro Prossimo: Arte & Artigianato, che coinvolge adolescenti in esperienze pratiche sul “saper fare”.
Il cartellone include oltre 80 ospiti italiani e internazionali, tra i quali Martin Gayford, Daisy Fancourt ed Elena Ketra, chiamati a dialogare su linguaggi e pratiche della creatività contemporanea.
Artista al centro e riduzione delle mediazioni
Una scelta distintiva del festival è la volontà di porre l’artista direttamente al centro dell’evento, limitando la mediazione curatoriale o critica. Il claim coniato dalla direttrice artistica Marina Wallace — “non vi è arte senza artista” — sintetizza la volontà di riconoscere all’artista un ruolo professionale e relazionale, non solo simbolico.
Il modello punta a generare rapporti diretti e stimolanti tra creatori e pubblico, favorendo scambi interdisciplinari che coinvolgono anche ambiti come le neuroscienze, il diritto e il collezionismo.
Educazione, scuole e pubblico futuro
Fin dall’origine ARTis ha investito molto sull’educazione: laboratori per scuole, attività per famiglie e progetti tattili volti a rendere l’esperienza artistica concreta e partecipata. Gli organizzatori sottolineano che formare il “pubblico di domani” è essenziale per sostenere a lungo termine l’ecosistema culturale.

La strategia include interventi fuori dai circuiti tradizionali — ad esempio narrazioni itineranti in stazioni e luoghi di passaggio — per intercettare un pubblico non specializzato e portare la cultura dove la vita quotidiana avviene.
Osservazioni sulla creatività contemporanea e prospettive
Dal confronto con artisti e collettivi locali emergono due tensioni percepite dal festival: la frammentazione dei linguaggi, tra approcci molto specialistici e forme più generaliste, e la pressione del mercato che può confondere il valore delle opere nel tempo. Allo stesso tempo, si registrano segnali positivi, con giovani realtà collettive impegnate in ricerche e sperimentazioni autentiche.
Per le prossime edizioni ARTis proseguirà il percorso avviato, ampliando esperienze educative e collaborazioni territoriali e consolidando il programma in cluster per offrire percorsi più chiari al pubblico.












