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Il crollo del ponte Morandi nel 2018 ha costretto l’Italia a ripensare la gestione delle infrastrutture. Secondo Pier Giorgio Malerba del Politecnico di Milano, le risposte messe in campo hanno migliorato la sorveglianza e gli investimenti, ma resta il rimpianto per la tragedia che ha fatto scattare il cambiamento.
Le principali azioni messe in campo
Dopo lo shock del 2018 sono intervenute modifiche normative che hanno ridefinito responsabilità e procedure di controllo sulle strutture stradali e autostradali. Sul fronte istituzionale è nata nel 2020 l’agenzia pubblica Ansfisa (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali), operativa dal 2022, con il compito di monitorare la sicurezza delle reti, comprese gallerie e ponti.
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I gestori delle infrastrutture hanno avviato verifiche più strutturate: controlli periodici e ispezioni mirate sui viadotti e sulle gallerie sono diventati prassi consolidata. Parallelamente si sono attivati robusti piani di investimenti destinati a manutenzione e messa in sicurezza.
Il giudizio di Pier Giorgio Malerba
Intervistato sul tema, Malerba ha definito l’evento come “una durissima lezione”. Ha aggiunto che “il salto di qualità c’è stato” grazie alle nuove regole e agli interventi organizzativi.
Pur riconoscendo i progressi, l’esperto non nasconde l’amarezza: «Rimane l’amarezza che si sia dovuti passare da quella tragedia». In chiusura ha tracciato un bilancio complessivo: “Complessivamente direi che adesso i ponti sono sotto controllo”.











