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Ultimi tentativi per evitare il licenziamento dei 350 lavoratori della Whirlpool

by Rosario Sorace

Si è tentato di tutto per salvare i 350 lavoratori della Whirlpool che rischiano il licenziamento? C’è ancora possibilità di evitare il peggio con l’attivazione della procedura di cessazione del lavoro che dovrebbe scattare dall’1 Luglio?

Sono queste le domande angoscianti e le paure che affiorano da questa lunga vicenda che è stata al centro della riflessioni delle parti sociali e dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

Oggi, siamo quasi all’epilogo, anche se si sta tentando un’altra mediazione con l’incontro convocato dal Mise, presieduto dalla viceministra dello Sviluppo economico, Alessandra Todde, e a cui sono chiamati a partecipare l’azienda, le organizzazioni sindacali, la regione Campania, il comune di Napoli e Invitalia.

Si tratta d un tentativo finale di convincere i vertici aziendali a recedere da questa decisione; ma l’azienda non sembra disponibile a fare marcia indietro.

L’unica cosa che ha assicurato la Whirpool è la garanzia di sostenere il processo di reindustrializzazione dello stabilimento di via Argine, sostenendo l’eventuale acquirente e i lavoratori. Dall’1 luglio lo stabilimento di Napoli dovrebbe chiudere infliggendo un duro colpo alla già difficile condizione sociale del territorio e come si sa ormai dal 31 ottobre 2020 l’azienda ha interrotto la produzione di lavatrici e ora i lavoratori rischiano di rimanere senza lavoro immediatamente dopo lo sblocco dei licenziamenti.

I sindacati cercano di mettere una toppa richiedendo al governo di rinviare la fine del blocco fino al 31 ottobre 2021. Ci sono ancora 75 giorni finali di tempo per trovare un accordo tra le parti e senza questa intesa scatta l’inesorabile tagliola dei licenziamenti da metà settembre.

Fino ad allora, Whirlpool ha assicurato che pagherà interamente il loro stipendio, senza ricorrere ad ammortizzatori sociali.

La sottosegretaria Todde, al termine della riunione, ha detto che “ho richiesto di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione e di evitare decisioni unilaterali come l’apertura di una procedura di licenziamento”, e nel contempo si è stabilito un nuovo incontro da tenere prima del 30 giugno.

Si sta lavorando, secondo la viceministra, “per una soluzione seria”. Si tenta di individuare un percorso diverso proprio entro quella data con i sindacati che continuano a far pressioni sul governo per giungere a soluzioni concrete in modo da tutelare l’occupazione e i livelli produttivi che comunque erano in attivo, quindi, insistono nel richiedere di “abbandonare la strada dei licenziamenti” al fine di consentire che il confronto continui “in modo costruttivo” senza la “minaccia” della perdita dei posti di lavoro.

Nella stesso momento in cui si svolgeva questo incontro si è messa in azione la protesta degli operai di Napoli con uno sciopero di 8 ore e con il blocco delle produzioni in tutti gli stabilimenti Whirlpool.

Tale agitazione è stata proclamata da Fim, Fiom e Uilm, le tre sigle dei metalmeccanici che sottolineano che “nell’accordo sottoscritto nel 2018 e in vigore fino al 31 dicembre 2021, l’azienda si impegnava a non aprire procedure di licenziamento collettivo a fronte della ingente disponibilità di ammortizzatori sociali in deroga su tutto il gruppo. L’apertura della procedura su Napoli rappresenterebbe un ennesimo atto unilaterale di violazione dell’accordo”.

Il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, rincara la dose dichiarando che è “inaccettabile l’atteggiamento di Whirlpool. Il Governo deve intervenire”.

Mentre la Cgil e la Fiom emettono una nota durissima in cui dicono che “se dovesse partire la procedura di licenziamento, apriremo lo scontro a tutto campo e non ci potrà essere alcun tavolo negoziale”.

La segretaria della Uil, Tiziana Bocchi, teme che i lavoratori Whirlpool di Napoli siano “le prime vittime dello sblocco dei licenziamenti”.

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