Home Approfondimenti Si infittiscono i misteri sugli autori materiali dell’omicidio di Pier Santi Mattarella

Si infittiscono i misteri sugli autori materiali dell’omicidio di Pier Santi Mattarella

by Rosario Sorace

L’Italia è il Paese dei paradossi in cui il Presidente della Repubblica non conosce tutta la verità sul delitto del fratello, Pier Santi Mattarella, e, infatti, ancora oggi non si conoscono gli autori materiali del delitto.

Ora però l’ultima perizia sulla targa, anche se non esclude la pista nera, sembra frenare su una possibile coinvolgimento nell’agguato in cui morì il Presidente della Regione Siciliana da parte di elementi dei Nar.

Si è sempre pensato ad una convergenza di interessi tra ambienti dell’estrema destra e mafiosi e anche Giovanni Falcone era propenso a perseguire questa ipotesi investigativa.

Il delitto di Piersanti Mattarella ancora oggi resta uno dei tanti misteri della Repubblica e con una sentenza passata in giudicato si conoscono i mandanti del delitto addebitata ai mafiosi, mentre rimangono oscuri gli autori materiali.

Subito dopo l’assassinio del presidente Mattarella si seguì la pista nera dei Nuclei Armati Rivoluzionari, poiché la testimonianza della moglie dell’esponente Dc descrisse l’assassino del marito con gli “occhi di ghiaccio e andatura ballonzolante” e tali indicazioni lo rendevano identico al capo dei Nar, Giuseppe Valerio Fioravanti.

Poi vi fu anche la testimonianza del fratello di Fioravanti, Cristiano, il quale affermò che era stato proprio Giusva l’autore dell’assassinio, anche se in una fase successiva smentì e ritrattò.

Cosicché, nonostante Falcone era fermamente convinto della veridicità di questa pista, Fioravanti è stato assolto in via definitiva. Adesso, in tal senso, anche l’ultima perizia della Scientifica disposta dalla procura di Palermo sembra smentire qualsiasi legame tra l’ambiente neofascista e gli esecutori del brutale assassinio.

Bisogna procedere ad una ricostruzione sommaria dei fatti: l’auto utilizzata dagli assassini per commettere l’omicidio fu una Fiat 127 che venne abbandonata poco dopo ed aveva una targa finta che era realizzata con alcuni spezzoni di quella autentica misti a numeri, rubati ad un’altra auto.

Proprio nel settembre del 1989 Loris d’Ambrosio, che operava in forza all’Alto commissariato antimafia, riavviò il lavoro investigativo di Falcone sollecitando accurate analisi per confrontare le targhe usate a Palermo e quelle ritrovate in un covo dei Nar di via Monte Asolone a Torino durante una perquisizione delle forze dell’ordine avvenuta il 26 ottobre 1982.

D’Ambrosio nella sua inchiesta apprese da un collaboratore di giustizia fascista tale Stefano Soderini che i “neri” usavano spesso targhe ricavate da originali rubati, che venivano smembrati e poi ricomposti. Anche in quella usata il 6 gennaio 1981 a Palermo per l’auto dei killer di Mattarella vennero riscontrati residui della colla.

Non si è mai capito sino in fondo come mai ci sia stato questo colpevole ritardo nello svolgimento delle analisi sollecitate da D’Ambrosio e tutto ciò ha determinato una sorta di cortocircuito investigativo delle indagini.

Ricostruendo quindi l’iniziale ipotesi, la targa contraffatta della 127 era PA-546623 da cui ‘avanzavano’ le parti PA-53 e 0916 mai ritrovate e che sono rimaste vaganti. Mentre lo spezzone ritrovato nel covo dei Nar era PA-563091 ed è quindi possibile che quest’ultimo derivasse dalla composizione di quei pezzi che erano ‘avanzati’, come se l’ultimo 6 della prima targa sia stato camuffato ad arte per ricomporre la seconda, che è appunto quella trovata nel covo Nar.

Ora questa nuova perizia tende a confermare che quest’ultima targa era intera. Pertanto la targa PA-563091 ovviamente esisteva e apparteneva ad una Renault che era stata immatricolata, guarda caso, proprio a Palermo nel marzo del 1980.

Ma non solo a supporto di queste tesi ci sono le ricerche dell’ex magistrato Giuliano Turone, il quale le ha riportate nel dettaglio nel suo poderoso libro Italia occulta (Chiarelettere) e quella Renault era stata poi ritargata, sempre nella città di Palermo ed esattamente il 28 aprile del 1982, poiché la targa PA-563091 era stata denunciata come smarrita proprio in quella data.

E quindi sul piano teorico potrebbe esserci una possibilità che quella targa smarrita fosse finita nel covo Nar. Turone segnalò anche l’incredibile circostanza all’allora capo della Direzione nazionale antimafia Franco Roberti il quale con un atto di impulso dell’agosto 2017 chiese accertamenti alla procura di Palermo sugli spezzoni di targa montati sulla 127 dell’omicidio, senza che ci si riferisse ai reperti delle targhe di via Monte Asolone che ormai tutti gli inquirenti ritenevano ormai persi. Oggi si attende ancora l’esito di questa indagine sull’omicidio Mattarella e non si è ancora arrivati all’esito finale.

Adesso questa perizia attuale, che certamente non pone fine almeno per quel che si sa fino ad ora, sul possibile ruolo dei Nar nell’omicidio Mattarella perché non si è ancora riusciti appunto a spiegare la fine degli ‘avanzi’ di targa.

Da questo punto di vista bisogna ancora battere altre vie e quel che sostiene anche Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna, che come è ben noto viene attribuita, dalle sentenze giudizio, ai Nar, e il presidente che adesso è impegnato in questi giorni nella ripresa delle udienze del processo, si dichiara assai perplesso e assolutamente curioso di leggere la perizia palermitana prima di tirare ogni altra conclusione.

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