Home News Salvo Andò: “L’opinione pubblica mondiale considera Putin come il nuovo Hitler”

Salvo Andò: “L’opinione pubblica mondiale considera Putin come il nuovo Hitler”

by Rosario Sorace

L’attacco preannunciato di Putin all’Ucraina, sottovalutato in Occidente, è l’esito drammatico di uno scontro che dura da tempo tra Ucraina e Russia in cui la contesa è la collocazione geopolitica di Kiev nel contesto europeo.

Putin vuole imporre il suo dominio ritornando alla grande Russia e annettendo l’Ucraina. Non lo fa sul piano diplomatico ma mettendo in azione l’Armata Rossa e seminando morte e distruzione in uno Stato sovrano.

Ora la situazione rischia di degenerare in una guerra che può durare anni e Putin dovrà fare i conti con il mondo intero che lo sta condannando per un’aggressione senza nessuna giustificazione.

Su questa vicenda di una gravità inaudita che angoscia il mondo sentiamo il punto di vista di Salvo Andò.

Tutto il mondo civilizzato sta assistendo sbigottito all’invasione dell’Ucraina decisa da Putin. Il dittatore russo ormai mira ad esercitare, attraverso l’uso della forza, una pressoché illimitata influenza politica e militare sui paesi confinanti, nel contesto di un disegno di dominio sulle regioni euroasiatiche.

Ha scatenato una guerra nel cuore dell’Europa per dimostrare che può colpire come e quando vuole qualunque paese che si riconosca nei valori dell’Occidente.

Di fronte alla guerra di aggressione all’Ucraina, che è un crimine non solo per il diritto internazionale ma anche per la legge della Federazione Russa, la comunità internazionale, con l’eccezione della Cina, governata da un altro dittatore, pare decisa a reagire con sanzioni molto pesanti.

Ma non basta. Putin va processato presso la Corte dell’Aia per i crimini di guerra. Il dittatore russo ha commesso nel corso degli anni crimini verso i quali le grandi potenze hanno manifestato una ingiusta tolleranza.

Ha potuto così impunemente commissionare omicidi per eliminare i suoi avversari politici; diffondere false informazioni per danneggiare in campagna elettorale i leader occidentali a lui ostili; finanziare i movimenti politici contrari al processo di integrazione europea.

Soltanto sanzioni straordinariamente pesanti possono accendere la miccia di rivolte popolari che potrebbero travolgerlo.

Finora è riuscito ad azzerare ogni forma di dissenso. I suoi oppositori sono stati eliminati fisicamente o sono imprigionati.

Ha insomma fatto una politica di epurazione del dissenso spietata, cercando di colpire anche gli avversari che vivono all’estero.

Insomma, questa guerra può diventare la miccia della rivoluzione, considerato che il gradimento nei confronti di Putin è costantemente in calo.

È oltremodo significativo e folle e si vanno radunando nelle piazze, nonostante le cariche dell’esercito, per esprimere solidarietà al popolo ucraino.

Cosa deve fare l’Europa e l’occidente in una situazione cosa drammatica?

L’Occidente deve aiutare la resistenza ucraina, ma sostenere anche il crescente dissenso di chi non si riconosce nella guerra di Putin.

Siamo di fronte a un dittatore che minaccia le pacifiche relazioni tra le nazioni e ricorre all’uso della forza per ricostruire un nuovo impero russo che abbia le stesse dimensioni di quello sovietico, che si è dissolto con la fine del comunismo.

In Europa, chi asseconda la politica di Putin non può rimanere membro di una comunità di destino come l’UE.

Siamo di fronte ad un dittatore folle, corrotto e corruttore. L’opinione pubblica mondiale considera il dittatore russo come il male assoluto, il nuovo Hitler che vuole mettere a ferro e fuoco l’Europa orientale per ripristinare i confini dell’ex impero sovietico.

Putin ritiene di dovere assolvere ad una missione storica, quella di dimostrare che la democrazia non si addice ai paesi slavi.
Oggi pare isolato nel mondo forse più di quanto non lo fosse lo stesso Stalin.

Il ruolo dell’Italia in che modo deve articolarsi?

Ha fatto bene il governo italiano ad assumere subito una posizione europeista e atlantica disattendendo i consigli di chi predicava prudenza.

All’interno del governo Draghi non ci sono distinguo in ordine alle misure da adottare. Anche i tradizionali amici occidentali di Putin si sono dovuti allineare.

Il dittatore russo minaccia chi in occidente volesse fermarlo spiegando che può compiere azioni che l’Occidente non ha mai visto.

Non si tratta di usare solo le armi nucleari. Minaccia di riversare cinque milioni di profughi ucraini sull’Europa occidentale o di ricorrere ad attacchi cibernetici contro le infrastrutture strategiche della Nato.

Le ritorsioni dell’Europa devono avere carattere devastante per la Russia. Si tratta di promuovere azioni di contrasto molto dure per evitare un’escalation delle operazioni militari a scopo intimidatorio, come l’occupazione dei paesi baltici.

È auspicabile che in questo scenario riemergano forti solidarietà atlantiche, per difendere la democrazia dove essa è stata faticosamente conquistata e per promuoverla dove sono in corso processi di transizione democratica che dovrebbero evolvere positivamente.

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