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Nuovi guai giudiziari per l’imprenditore Mario Ciancio accusato di bancarotta fraudolenta

by Rosario Sorace

Nuovi guai giudiziari per l’imprenditore catanese Mario Ciancio. Stavolta viene chiamato in causa insieme al figlio Domenico per il reato di bancarotta fraudolenta e societaria della Gazzetta del Mezzogiorno.

In seguito di un esposto presentato dai cronisti del giornale si è arrivati alla chiusura delle indagini che hanno portato ad approfondire le “carte contabili” delle società Edisud e Mediterranea.

La prima era l’ex società editrice mentre la seconda ex proprietaria del suddetto quotidiano molto seguito nelle regione della Puglia e della Basilicata.

Ambedue aziende sono state dichiarate fallite dal tribunale proprio nel giugno del 2020 e per quanto riguarda la Edisud i Ciancio hanno avuto il ruolo di legali rappresentanti ed ex azionisti.

Sarebbero stati individuati dagli inquirenti debiti tributari non pagati, liquidazioni di rimborsi senza giustificazioni per oltre 300mila euro e l’aggravamento del dissesto milionario dell’ex società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno.

Nell’inchiesta è coinvolto anche Franco Capparelli e i tre sono stati raggiunti da un avviso di conclusione indagini per i reati di bancarotta fraudolenta e societaria.

La Gazzetta del Mezzogiorno non è andata in edicola per sette mesi e ha ripreso la sua attività nel mese di febbraio con una nuova dimensione editoriale.

Mario Ciancio ha operato per decenni in posizioni di monopolio dell’intera rete d’informazione in Sicilia, nonché ha ricoperto ruoli di primo piano in qualità di vice direttore dell’Ansa, sino a rivestire la carica di presidente della Federazione italiana editori giornali.

In realtà ha svolto da sempre un’attività di impresa con vasti possedimenti terrieri e con un primario ruolo di uomo d’affari intrecciando continuamente relazioni privilegiate e solide con chi faceva politica ad alto livello o svolgeva funzioni di vertice nella vita istituzionale.

Era una prassi consolidata dei Presidenti della Regione siciliana appena eletti fare visita nelle sede de La Sicilia al Direttore/Editore Mario Ciancio con una fatidica intervista di inizio mandato.

Negli ultimi anni però la stella di Mario Ciancio si è lentamente spenta e una pesante inchiesta per concorso esterno a Cosa Nostra l’ha colpito a cui è seguito un sequestro nel 2018 e poi un successivo dissequestro dei beni.

L’imprenditore a fine mese compirà 90 anni e adesso si trova a dover affrontare ancora questo processo a Catania anche se il suo immenso patrimonio gli è stato restituito dalla corte d’appello del tribunale misure di prevenzione.

Tra i beni che sono stati dissequestrati vi era anche la società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno che, comunque, era già in crisi e su cui pendeva una richiesta di concordato preventivo depositata dagli amministratori giudiziari dell’epoca.

Dunque Ciancio ha proposto nel 2020 la messa in liquidazione di Edisud e il tribunale, su richiesta della procura di Bari, ha dichiarato fallita nell’estate dello stesso anno.

Secondo l’accusa gli amministratori avrebbero aggravato lo stato di dissesto “per almeno 11,5 milioni” continuando l’attività aziendale tra 2012 e 2019 anche se vi era un progressivo decremento dei ricavi.

Pertanto dal 2016 al 2019 si sarebbe determinato un deficit di cassa di 15,8 milioni e a seguito di questo stato di criticità finanziaria l’azienda non avrebbe pagato debiti tributari per 6,4 milioni e non avrebbe versato contributi all’Inps per 8,4 milioni.

Nello stesso periodo Capparelli e i Ciancio, padre e figlio, tra 2016 e 2018 si sarebbero liquidati rimborsi spese e spese di rappresentanza che sarebbero “prive di giustificazione economica” per 192mila euro.

Invece, relativamente alla società Mediterranea la procura avrebbe accertato che tra il 2013 e il 2018 l’esercizio dell’impresa abbia aggravato il dissesto per 5,6 milioni con un deficit monetario pari a 3,5 milioni che si è aggravato tra 2016 e 2019.

Mario Ciancio è difeso dall’avvocato Filiberto Palumbo e l’editore ha reso noto di avere messo mano al proprio patrimonio personale per circa 30 milioni di euro in modo che venisse tutelato il diritto del posto di lavoro per i dipendenti della società.

Nel frattempo il processo di Catania procede assai lentamente e si dovrebbe giungere alla requisitoria dei pubblici ministeri entro quest’anno.

Ciancio comunque per il momento non si è mai presentato in aula nell’ultima udienza ed è stato sentito anche il noto giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci quale testimone dell’accusa.

Intanto il potente editore siciliano sul piano imprenditoriale ha ottenuto dal 28 Aprile scorso un risultato positivo con l’entrata in prima linea del nuovo digitale terrestre delle due emittenti di riferimento Antenna Sicilia e Telecolor che adesso sono sintonizzati a livello regionale con i canali 10 e 11.

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