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Libano 4 agosto: morte e resurrezione

by Bobo Craxi

Redatto da Huffingtonpost

L’anniversario del 4 agosto per i libanesi è stato più di una giornata di lutto, la constatazione del punto finale della dissoluzione di un paese che ha cercato invano di resistere a tutte le sue contraddizioni e che ha finito per far pagare un prezzo insopportabile alle generazioni che sono nate alla fine della guerra civile e che oggi chiedono ai protagonisti, a tutti i protagonisti del conflitto senza fine, di pagare il conto.

Quando nel pomeriggio del 4 agosto del 2020 è saltata in aria una vera e propria Santa Barbara composta di nitrato di ammonio nel porto di Beirut, con la drammatica conseguenza di duecento vittime e oltre 300.000 senza casa, si è avuta la sensazione che il Libano si fosse trovato in un punto di non ritorno, a nulla vale pensare e ritenere che l’ennesimo sostegno internazionale, ieri sono stati stanziati 350 milioni di dollari dalla conferenza voluta dei francesi, possa riparare una ferita così grave in un paese che non riesce a trovare il bandolo della matassa della sua unità politica sociale e religiosa e che continua a pagare le conseguenze di un equilibrio fondato su un pluralismo che di fatto paralizza, condiziona e depaupera l’anima del paese dei cedri.

Quello di ieri è stato un giorno di rabbia, i giovani scesi per le strade in una Beirut spettrale ed aggredita da un calore infernale urlavano slogan “rivoluzionari” mutuati dalla ribellione occidentale senza avere alle spalle o di fronte a loro la possibilità di una speranza o di una certezza.

Tutti i leader politici e confessionali sono stati messi alla berlina, complici di aver taciuto e di aver consentito ad una delle forze politiche in armi del paese di mantenere la propria riserva nucleare nel cuore della città, addirittura dentro il porto.

Di continuare a mantenere un ritmo di spesa pubblica che deve tenere conto del bilancino della divisione confessionale che continua a tenere in vita un sistema parassitario che non riesce a riformare se stesso, non garantendo i servizi essenziali, luce e gas sono considerati ancora un optional, fino a deteriorare le condizioni di vita indispensabili tanto che i libanesi che vivono sotto la soglia della povertà e che campano con un dollaro al giorno sono aumentati a dismisura nell’ultimo anno. Dopo la pandemia é stato l’evento cataclismatico di un anno fa a dare il colpo di grazia.

Per questa ragione ad un anno dall’accaduto l’obiettivo delle proteste popolari é stato il Parlamento, assaltato come fosse un palazzo di inverno, “forze libanesi” (la destra estrema) ed “hizbullah” gridavano questi ragazzi sono facce della stessa medaglia, mentre il Presidente Aoun e le autorità confessionali, di tutte le numerose confessioni imploravano la comunità internazionale di non abbandonare il Libano al suo destino.

Nel frattempo anche i “vicini di casa” israeliani, i sospettati del putch dell’anno scorso, non hanno voluto far mancare la loro presenza anche nella giornata di oggi bombardando come di consuetudine le forze della resistenza libanese presenti al sud e legate a doppio filo con i nemici numeri uno di Tsahal ovvero gli iraniani.

Una pentola che nuovamente bolle quella libanese che questa volta ha trovato però un alleato formidabile nella ricerca di una via di uscita in questa nuova generazione, piena di rabbia, senza speranza ma che ha rotto le proprie catene ed i propri vincoli con il passato, che vuole interloquire con le nuove  Generazioni di tutto il mondo mettendo una pietra sopra alle

Divisioni interne ed esterne

Da essa potranno nascere i nuovi leader politici ed una classe dirigente che può superare le mille contraddizioni del difficile equilibrio istituzionale confessionale mantenendo salda L’Unità del paese e cercando di evitare di farsi sopraffare dall’odio che ha contraddistinto i propri predecessori.

La presenza sul terreno dei miasmi e del retaggio dei conflitti regionali rende certamente la questione assai complessa, espatriati palestinesi, profughi siriani, affiliati iraniani sono un panorama presente e vivo; ma l’impeto nazionalista della

Giovane generazione Libanese suscita qualche speranza in più che va incoraggiata e soprattutto non va abbandonata a sé stessa.

Può resuscitare come già é accaduto altre volte la nazione libanese, é l’orgoglio di chi lo ha vissuto e lo ha amato che continua a farlo sopravvivere, come recitano i versi del poeta Gibran: “ Se il Libano non fosse stato il mio Paese, lo avrei scelto comunque” ed é l’amore che i giovani rabbiosi hanno voluto manifestare nella giornata di lutto del 4 Agosto.

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